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QUAR20 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO XVI EDIZIONE VENERDÌ 20 MARZO 2020

Ero cieco ed ora ci vedo (Gv 9,1-41).

In quel tempo,
Gesù, passando, vide un uomo cieco dalla nascita, sputò per terra, fece del
fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va' a
lavarti nella piscina di Sìloe» - che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e
tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima,
perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere
l'elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli
assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo
ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L'uomo che si chiama Gesù ha
fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: «Va' a Sìloe e
lavati!». Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli
dissero: «Dov'è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello
che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango
e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come
aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli
occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano:
«Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece
dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c'era
dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui,
dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Allora
gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». Quello
rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci
vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli
occhi?». Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete
udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo
insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi
sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose
loro quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure
mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se
uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non
si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui
non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato
tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che
l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio
dell'uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli
disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo,
Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio
che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e
quelli che vedono, diventino ciechi». Quando Giovanni racconta un miracolo compiuto da Gesù
non intende dare solo un resoconto di cronaca ma lo carica di una portata
simbolica, che emerge anche dalle parole di Gesù: Sono venuto perché quelli che
non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi. Gesù è venuto per fare
verità sull’uomo: chi lo accoglie vede davvero; chi lo rifiuta non vede la
verità e la realtà. Ancora una volta siamo riportati all’attualità cioè all’esperienza
mondiale del virus che non ha risparmiato il ricco occidente ci costringe
(speriamo) ad aprire gli occhi sulla realtà: noi siamo fragili, mortali; anche
se nel tempo abbiamo creato un divario tra ricchi e poveri, ci è venuto
incontro un nemico invisibile che ha livellato tutti, ci ha costretti a
ricordare che siamo tutti appartenenti gli uni agli altri, sia nel bene che nel
male, senza distinzione di razza o nazionalità e che siamo diversi da altre
specie perché il virus passa solo attraverso il contatto tra esseri umani e un
ricco può essere infettato da un povero e viceversa. E così ci siamo trovati
tutti scoperti e in pericolo dopo aver distrutto i sistemi sanitari o non
averli voluti proprio creare, come nei paesi poveri; dopo aver distrutto la
cultura ci veniamo a trovare nella situazione per cui in un paese  dove c’è la
scuola dell’obbligo come l’Italia (ma vale pure per altri paesi e continenti) non siamo neppure in grado di percepire perché un virus è pericoloso anche se invisibile e continuiamo ad agire da stupidi esponendoci continuamente a fare cose a rischio per noi e per gli altri. Ecco, questo virus ci dovrebbe costringere ad aprire gli occhi sulla verità dell’uomo e del mondo e dovrebbe accecare tutti i pregiudizi con cui abbiamo costruito le nostre relazioni umane, sociali e politiche. Se sapremo tenere gli occhi aperti forse riusciremo ad evitare la catastrofe, se restiamo ad occhi chiusi saremo travolti. È questo che ci insegna quest’ora di tenebra. Ancora una volta il vangelo ci mostra due possibilità: il cieco che incontra Gesù e ci vede finalmente; coloro che lo rifiutano e mostrano di essere ciechi. Ciò che vale per la fede in Lui, oggi drammaticamente vale anche per la nostra vita fisica. Accogliamo l’invito di Gesù ad aprire gli occhi.
Michele Tartaglia