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QUAR20 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO XVI EDIZIONE GIOVEDÌ 19 MARZO 2020

Il testo che
condividiamo oggi non è certo un invito a trasgredire le regole, ma un auspicio
per un futuro non troppo lontano. 
Dio è un bacio: riflessioni ai tempi del coronavirus Una volta, a due sposi che salivano a trovarlo, padre Benedetto Calati, camaldolese, poté dire, come a svelare un segreto, che «Dio è un bacio»;  e forse aveva in mente non solo il Cantico dei Cantici, ma il bacio che Gesù non ebbe dal fariseo, mentre la donna peccatrice non cessava di baciargli i piedi, o quello della donna del profumo che sarà ricordata dovunque il Vangelo sia annunciato, o quello che, secondo padre Calati, Gesù si scambiò con Maria di Magdala nel Giardino della resurrezione, dicendole non «mi trattenere» o il «bacio santo» che gli apostoli raccomandavano alle loro comunità. Benedetto Calati diceva che “abbiamo sporcato, con la nostra pudicizia sospettosa di erotismo, il bacio e altri segni della trasparenza di Dio nell’umano”. Meditando su «Salutatevi col bacio santo» (Romani 16,16), ricordava che l’invito di San Paolo si traduceva in un vero bacio sulla bocca, implicante il corpo (il soma, non la carne-sarx), che è tempio dello Spirito santo. Perciò il bacio era atto liturgico, segno dell’unico Spirito, nella comunione dei vari carismi. Era un co-respirare: tra chi bacia e chi è baciato c’è parità e c’è il trasmettersi con il bacio il soffio dello Spirito Santo che abita in noi. «Dio è un bacio» può apparire solo un’espressione poetica, in realtà è l’esperienza di fede di chi ha incontrato l’amore del Padre e pone come principio e fine essenziale della sua vita la centralità della carità (agape). Tratto da: Benedetto Calati, Il monaco della libertà, a cura di Raniero La Valle. Prefazione di Alessandro Barban. Gabrielli editori, san Pietro in Cariano (Verona), luglio 2019. pp. 140