Che cos’è l’Associazione Cuore Sano ONLUS

Che cos’è l’Associazione Cuore Sano ONLUS

L’Associazione Cuore Sano, è un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale (O.N.L.U.S.), costituita nel marzo 2004 e registrata il 29-03-04 presso l’Agenzia delle Entrate di Campobasso con Codice Fiscale 92049530709

Da Statuto, “l’associazione intende perseguire esclusivamente finalità di solidarietà sociale.

Scopo dell’associazione è lo svolgimento di attività di particolare interesse sociale a sostegno del Progetto Moli-Sani, della relativa bio-banca di campioni biologici e di tutte le attività di ricerca, formazione e comunicazione scientifica correlate al progetto stesso, indipendentemente dalla sede o istituzione presso cui esse si svolgano.”

Il Presidente dell’Associazione è attualmente il Dr. Vincenzo Centritto e presso il suo studio (via Milano, 21 – 86100 Campobasso) ha sede, pro tempore, l’Associazione. L’Associazione è iscritta nel Registro Regionale delle associazioni di volontariato della regione Molise, alla sezione SOCIALE, dal 14-5-2008 (N. 54) ed è un soggetto beneficiario “5 PER MILLE DELL’IRPEF”, a sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative.

Che cosa fa l’Associazione per la ricerca, la formazione e la comunicazione scientifica?

  • Dà sostegno economico alla ricerca, formazione e partecipazione a congressi di giovani ricercatori che lavorano nell’ambito del progetto Moli-sani.
  • Pubblica su riviste scientifiche i risultati ottenuti dalle ricerche derivate dal Progetto Moli-sani.

Che cosa fa l’Associazione per la comunicazione scientifica?

  • Informa la popolazione generale, gli studenti, le associazioni culturali, i centri sociali, etc sui principali risultati delle ricerche, di particolare valore per la salute pubblica e la prevenzione delle malattie, tramite conferenze, incontri nelle scuole, newsletter e il sito Moli-sani
  • Invia ogni anno il calendario Moli-sani a tutti i partecipanti allo studio Moli-sani, la “famiglia Moli-sani”, per mantenere con loro un contatto e un aggiornamento attivo e privilegiato.
  • Riflessioni quaresima e settimanali
Quaresima 2021

COME CARBONI ARDENTI DI DESIDERIO QUAR21 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO XVII EDIZIONE VENERDÌ 2 APRILE 2021 Vide e credette (Gv 20,1-9). Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. Il Vangelo di pasqua è strano perché non c’è nessun annuncio della risurrezione (che è stato invece dato nella veglia). In questo racconto si registrano delle reazioni di fronte a un fatto per nulla soprannaturale: la costatazione che un cadavere è scomparso dalla sua tomba. Maria pensa che qualcuno lo abbia trafugato. Pietro vede ciò che è rimasto: i teli che lo avvolgevano. Non si chiede tuttavia: quale stupido trafugatore si porterebbe via un corpo togliendolo dal suo contenitore? Solo l’altro discepolo intuisce, perché dall’assenza del corpo e dalla presenza dei teli non solo deduce che a Gesù può essere accaduto qualcosa di diverso, ma lo crede fermamente perché è una conferma di ciò che aveva già detto Dio nella Scrittura. In fondo fa un esercizio di intelligenza, interpreta i dati, non rimane alla banalità di ciò che accade sempre, ma è disposto ad aprirsi ad una novità inattesa. È questa capacità che manca alla maggior parte degli uomini i quali di fronte ad un evento inatteso come la pandemia continuano a ragionare in modi vecchi, oppure di fronte all’emergenza climatica dimenticano facilmente qualsiasi catastrofe meteorologica perché tanto torna sempre il sereno, non importa se magari è un caldo torrido; anzi, è un’occasione per aumentare le vacanze al mare. Il vero problema è l’incapacità o la non volontà di interpretare i segni, di lasciarsi interrogare da ciò che accade e riportare tutto invece a degli schemi abituali, a risposte di comodo. È proprio questo che non permette di ascoltare quando Dio ci parla e, anziché curare la nostra sordità, lo rimproveriamo anche perché non parla. Il giorno della risurrezione non inizia con gli effetti speciali (e questo rende i vangeli affidabili: quale imbroglione non avrebbe fantasticato raccontando in presa diretta la risurrezione di un morto?) ma con un appello alla nostra intelligenza a non restare alle spiegazioni scontate e ad osare invece un pensiero più grande. Michele Tartaglia Come carboni ardenti di desiderio Nel Canto XIV del Paradiso (vv 37-66), Salomone spiega a Dante cosa avverrà alla resurrezione finale, quando si ricomporrà ogni persona come anima e corpo. Non vogliamo entrare in una disputa teologica, ma solo rendere omaggio alla straordinaria poesia della Commedia, che si può apprezzare in particolare nella similitudine dell’anima come carbone ardente e nel desiderio gioioso che ognuno sperimenterà nel rivedere la propria mamma (chiamata proprio così da Dante, non madre, che è il termine usato in letteratura) e i propri cari. “Non appena ci saremo rivestiti della nostra carne gloriosa e santa, spiega Salomone, la nostra persona sarà più grata (a Dio) per essere nuovamente integra; perciò la visione di Dio sarà più intensa, aumenterà l’ardore di carità che essa accende, aumenterà lo splendore che proviene da essa. Ma come il carbone avvolto dalla fiamma la supera per il suo colore bianco incandescente, in modo tale da continuare ad essere visibile, così questo fulgore che già avvolge noi anime beate, sarà vinto dall’aspetto del corpo che ora è sepolto in terra; e un tale splendore non potrà abbagliarci, poiché gli organi del corpo saranno rafforzati per fruire di tutto ciò che potrà darci gioia”. Gli spiriti beati, divisi in due corone, nota Dante, furono pronti e solleciti a dire «Amen!», tanto che manifestarono un gran desiderio dei corpi morti: forse non tanto per loro stessi, ma per (rivedere) le mamme, i padri e le altre persone che amarono prima di diventare fiamme eterne. Giovanni de Gaetano

Quaresima 2021

QUAR21 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO XVII EDIZIONE GIOVEDÌ 1 APRILE 2021 A riveder le stelle insieme ai nostri fratelli Siamo giunti alla fine di questo percorso quaresimale ispirato all’enciclica di Francesco Fratres Omnes. Per quaranta giorni abbiamo riflettuto sul senso della fratellanza, una dimensione che crediamo familiare ma che invece è tutta da riscoprire. Francesco ci ha guidati per mano in un cammino impervio, pieno di ostacoli che ogni giorno mettono a dura prova il nostro procedere alla ricerca di senso. Fratellanza è una parola semplice ma la sua realizzazione è tutt’altro che scontata. La pandemia che continua a spargere dolore ci ha mostrato brutalmente quanta poca fratellanza c’è rimasta in questo mondo e quanta ne dobbiamo recuperare per vincere questa battaglia. Da soli non andiamo da nessuna parte. Nessuno si salva da solo, per dirla con Francesco. Ce ne accorgiamo dalle cicatrici del nostro cuore, provato dai lutti e dalla sofferenza che da un interminabile anno scandiscono le nostre giornate. Dobbiamo andare avanti, ma questa volta tenendoci per mano. Come la mano di Virgilio che accompagna Dante nel viaggio più straordinario che l’uomo abbia mai fatto, quello dentro di sé, nella selva oscura delle sue paure, ma con la speranza di rivedere la luce delle stelle. Aspettiamo questa Pasqua di resurrezione come i soldati romani che, guardando le stelle, alla fine di una lunga battaglia, speravano nel ritorno dei compagni all’accampamento. Lì, nelle campagne ai confini dell’impero, con il naso all’insù, de-siderando di riveder le stelle insieme ai nostri fratelli. La Quaresima 2021 è finita, ma il viaggio dei pensatori non termina qui. Grazie a tutti voi che avete seguito Michele, Lodovico e noi con pazienza e interesse; un grazie particolare ad Amiche e Amici che, da Bruxelles alla Tanzania, dall’Australia a Piacenza, a Roma, a Venezia, hanno contribuito ad arricchire il nostro cammino di riflessione. Buona Pasqua autentica! Giovanni de Gaetano e Marialaura Bonaccio

Quaresima2021

QUAR21 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO XVII EDIZIONE MARTEDÌ 30 MARZO 2021 La perfezione dell’amore che supera la tecnica Voglio menzionare due dei libri di Alberto Reggiori che trovo rilevanti al tema fratres omnes. In Quando è finito il Diesel, Alberto racconta la sua esperienza di chirurgo missionario in Uganda durante la guerra civile. Si è trovato a operare con le pallottole che fischiavano nella sala operatoria e si è trovato a operare al buio, appunto perché il diesel manteneva la luce elettrica.  Ha vissuto di persona la raccomandazione di Gesù “Il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” che può anche tradursi: “Non esitare a manifestare il tuo amore con i mezzi che hai a disposizione, ti trovi in missione per salvare vite, non per fare bella figura con delle operazioni impeccabili.” Abbiamo molto da imparare come medici e come pazienti dalla medicina missionaria. La ricerca della perfezione nel mondo occidentale ha dato luogo alla super-specializzazione che a sua volta ha condotto a una carenza di medici a cui un paziente possa affidare la sua cura. In America ho dovuto consultare tre oftalmologi per ottenere una diagnosi di linfoma dei tessuti extra-oculari, perché il primo era specialista delle palpebre e il secondo della retina e ciascuno di loro era incapace di pronunciarsi fuori del suo campo. In particolare la specializzazione permette di abdicare al principio che dovrebbe guidare la pratica della medicina: “L’interesse della persona.” Il libro di Alberto mi ha ricordato un libro di un gesuita americano intitolato “Dio ama i letti disfatti” che può essere tradotto “l’amore per i tuoi figli e per gli sposi si dimostra con la capacità di ascoltarli e non con l’organizzazione impeccabile della casa che diventa un sepolcro imbiancato.” L’altro libro, Fatti Vivo, racconta una tragedia famigliare che ha colpito Alberto e sua moglie. Il più grande dei loro nove figli é stato vittima di un severo incidente automobilistico e dopo aver passato un mese in terapia intensiva fra la vita e la morte, è stato trasferito nel centro riabilitativo più prestigioso di Milano, da cui è stato dimesso mesi più tardi per aver ottenuto “il massimo beneficio.” Ma il massimo beneficio non era abbastanza massimo per la madre la quale si è occupata personalmente di riabilitare il figlio fino a che la sua funzione non è tornata normale. In questo caso l’amore materno, nutrito di fede cristiana, ha operato il miracolo che la scienza da sola non poteva operare. Queste esperienze dimostrano che, in circostanze diverse, l’amore ti costringe a rinunciare alla perfezione tecnica e in altre ti impone ti assicurarti una perfezione che neppure la tecnica può garantirti. L’importante in tutti i casi è perseguire il bene della persona di cui siamo responsabili, non il nostro successo o il nostro conforto personale. E voglio aggiungere che nel guazzabuglio del mondo moderno ci possono anche avere ispirazioni differenti dell’amore. È senz’altro inaccettabile, come propongono qui negli USA i politici repubblicani, lasciare che i bambini degli emigranti muoiano di trascuratezza in Messico perché non possiamo accoglierli come vorremmo o che un ospedale rifiuti pazienti acuti per trattare al meglio quelli già ospedalizzati. Ma l’amore per una donna che ha scelto di abortire si può manifestare sia cercando di convincerla a desistere da questa decisione, sia ascoltandola, consolandola e cercando di proteggerla dalla violenza. Per essere “fratres omnes” dobbiamo adottare: “in omnibus charitas.”   Lodovico Balducci, Tampa, Florida