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Quaresima 2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

MARTEDÌ 27 MARZO 2018

 

Il rispetto per il mistero e l’unità della specie umana

Alla domanda su quale eredità del passato faremo bene a contare nel futuro rispondiamo con due concetti: il rispetto per il mistero e l’unità della specie umana.

Vengono in mente due ricordi. Quando eravamo in Nigeria abbiamo conosciuto Susanne Wenger, la artista austriaca che si dedicava alla ricostruzione dei templi alle divinità Yoruba. I templi in mezzo alla foresta erano molto suggestivi e giustamente quella zona, nella città di Oshogbo, è stata riconosciuta dall’UNESCO “patrimonio dell’Umanità”. Un giorno andammo lì insieme con un giovane sacerdote cattolico, che insegnava Teologia Morale al Seminario. Mentre ci portava a vedere il suo lavoro, Susanne disse: “Qui sulla riva del fiume Osun mi sento bene perché vivo la dimensione del sacro…. Peccato che il cristianesimo l’ha persa”. Il nostro amico sacerdote è rimasto pensoso, come se improvvisamente si sentisse piccolo di fronte a una cultura, già considerata dai missionari “pagana” e “da abbandonare”, che aveva qualche cosa da insegnarci: il rispetto per la dimensione del mistero e del sacro.

Anni dopo, a Napoli, un amico inglese che si professava ateo, entrò a visitare – come turista –   una chiesetta in quel momento completamente vuota e silenziosa. Quando uscimmo, mi disse che gli erano venuti i brividi al sentire che esisteva uno spazio “completamente inutile” (così si espresse), cioè “non utile per alcuna delle attività che ci occupano durante la giornata”. Questo gli aveva dato una sensazione di “mistero”, che non sapeva bene come catalogare.

La parola “mistero” deriva dal verbo mýo (chiudere la bocca e gli occhi): quando non parliamo e non guardiamo, entriamo in noi stessi. Sperimentiamo il nostro “mondo interiore” e percepiamo che anche gli altri hanno un loro mondo interiore. Considerando gli esseri umani sulla base di ciò che vediamo e ascoltiamo, esistono molte differenze. Solo facendo un salto al di là delle differenze esteriori sentiremo un vero rispetto per tutti. Paolo certo lo sentiva quando scrisse alle comunità dei primi cristiani che “non esistono né schiavi nè padroni”: frase profetica se pensiamo ai migranti di oggi.

La scienza, non si occupa di misteri: piuttosto, affronta interrogativi e cerca di rispondere. Per la genetica evoluzionistica il primo nucleo di Homo sapiens è stato in Africa orientale (forse in quella che oggi è Tanzania) circa 200.000 anni fa. L’immagine biblica di Adamo ed Eva è un bel simbolo di questa origine comune a tutti gli umani. L’iconografia rinascimentale ha rappresentato Adamo ed Eva ‘bianchi’: ma i primi umani erano certamente ‘neri’. L’analisi completa del DNA di migliaia di individui ha evidenziato al tempo stesso l’unità e la diversità della specie umana: in particolare, che in media tra due persone scelte a caso, che appartengano a due popolazioni diverse o alla stessa popolazione, la differenza quantitativa tra i loro DNA è assai piccola e circa uguale (vale anche per i Padani).

Emerge allora un legame tra le due eredità: il mistero percepito da persone religiose e non religiose, e lo studio scientifico. Le disuguaglianze tra padroni e schiavi (vedi immigrazione) si possono superare nella prospettiva di una fratellanza misteriosa: “siamo tutti figli di un Padre – o Madre – invisibile”; ma anche nella consapevolezza che tutti gli appartenenti alla specie umana hanno una discendenza comune.

 

Paola Caboara e Lucio Luzzatto

Dept of Haematology and Blood Transfusion, Muhimbili University of Health and Allied Sciences, United Nations Road, Upanga, PO Box 65001 Dar-es-Salaam, TANZANIA

La diffusione di QUAR18 è curata dall’Associazione Cuore Sano ONLUS di Campobasso, che da anni sostiene le attività di ricerca e la diffusione scientifica dello studio “Moli-sani”. Gli Autori si assumono la piena responsabilità dei loro testi inseriti nella QUAR18. Tutti i contributi di QUAR18 e delle precedenti edizioni a partire dal 2005 si trovano sul sito dello Studio Moli-sani nella sezione Cultura e Ricerca: www.moli-sani.org