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Quaresima2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

MERCOLEDÌ 14 MARZO 2018

 

Spogliarsi del superfluo (Mt  6,19-23)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!»

A commento di questo vangelo del tempo quaresimale, Adalberto, un monaco del monastero di Bose, scrive una riflessione intelligente e saggia, invitando a passarci una mano sulla coscienza nel tentativo (per alcuni vano) di capire realmente cosa ha valore nella nostra vita e cosa invece è frutto di una mera dipendenza, indotta da bisogni che nemmeno sapevamo di avere.

Scrive fratel Adalberto: “Come in un grande centro commerciale, l’accumulo ci fornisce l’illusione dell’inesauribile dispiegarsi delle occasioni della vita, esorcizza l’assottigliarsi dei nostri giorni. Ma noi siamo finiti, la nostra vita è limitata. Il nostro tempo si esaurisce prima delle cose che accumuliamo. Il mondo bisbiglia continuamente al nostro orecchio: Accumulate! Assicuratevi il futuro! Difendete la vostra vita!”

Dice bene Adalberto. La nostra vita è un continuo accumulo di cose anche mediamente inutili. La costante è l’accumulo. Come un mantra ossessivo, siamo indotti a credere e a convincerci che possedere (cose, persone, animali, situazioni, etc.) sia una indispensabile caratteristica dell’uomo contemporaneo,

L’invito del religioso è quindi quello di prendere le distanze da questo atteggiamento che ha le sue origini nel lontano secolo scorso, quando la cupidigia e il senso di onnipotenza sono sfuggite dal vaso di Pandora e si sono impossessate degli uomini. Il paradigma acquisto-dunque-sono ha scalzato malamente quello cartesiano, ottenendo per di più una sorte migliore, grazie al seguito di fedelissimi che ha raccattato in tutti gli angoli del pianeta. Non è solo l’Occidente a essere in preda alla frenesia da carta di credito. Lo sono anche le persone che l’Occidente stesso ha contagiato con il suo stile di vita. Nei Paesi del terzo Mondo (lo diciamo all’antica) gli sfruttati non desiderano tanto emanciparsi dallo stato di schiavitù (per quanto moderna, è sempre schiavitù) ma desiderano diventare come i propri sfruttatori, vogliono la loro vita, le macchine, le case, le loro famiglie che felicemente trascorrono la domenica all’Ikea. Un patrimonio sfavillante –  quindi portatore sano di felicità – che dal villaggio africano più sperduto essi intercettano con gli strumenti della tecnologia, strumento stra-democratico, diversamente da altro. Una dialettica che ha precedenti illustri proprio nel nostro Paese, quando Pasolini decretava – con estrema amarezza – la fine di ogni speranza per una reale coscienza di classe di ribaltare la gerarchia sociale. Un proletariato talmente assoggettato ai meccanismi della società del consumo da non saper più opporre alcuna resistenza.

Il vangelo, che con l’animo umano ha sempre avuto confidenza, dice che però le cose così non vanno. Che quell’accumulo di denari non porterà a nulla di buono.

Continua fratel Adalberto: “Ma Gesù dice: Non accumulate! Non difendetevi! Non cercatevi altri tesori per voi stessi. Il vostro tesoro è la vostra vita, dono prezioso e insostituibile. C’è un’unica cosa necessaria in mezzo agli infiniti possibili in cui si perde la vostra vita: l’ascolto della Parola di Dio indirizzata a ciascuno di voi; parola di vita che fa vivere, fa amare, fa conoscere la via che porta alla gioia”.

Sia nel brano del vangelo, che nel commento del monaco di Bose, sembra che il riferimento sia esclusivamente a collezionismi di cose materiali. In realtà, le dinamiche dell’accumulo sono molto più complicate e investono qualsiasi ambito con cui l’uomo viene a contatto.

Ma torniamo al testo. Se l’accumulo non è la via giusta, allora che fare?

Il monaco suggerisce una sostituzione. Anziché cose, cerchiamo altri tipi di ricchezze.

“Per acquisire questo unico necessario occorre spogliarsi del superfluo –scrive Adalberto – Questo spogliamento è, paradossalmente, l’accumulo di un tesoro che non si disperde, ma che cresce […] È il paradosso della beatitudine dei poveri di spirito. Che non è solo la rinuncia materiale alle ricchezze, ma implica una dimensione interiore: una povertà spirituale che è spirito di non-acquisizione, capacità di deporre la vita e l’anima stessa per gli amici”.

In altre parole, rinunciare (perlomeno ridurre) all’accumulo dovrebbe aprire un varco in cui possa finalmente farsi strada una ricchezza ben diversa. È l’auspicio che ci riguarda tutti in questa QUAR18.

Marialaura Bonaccio

Quaresima 2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

MARTEDÌ 13 MARZO 2018

 

Il falso mito del possesso all’origine di ogni conflitto

Mentre continuiamo il nostro cammino quaresimale non ci è permesso chiudere gli occhi e il cuore su quello che sta avvenendo in Siria: un inferno che non trova parole che lo descrivano. Turchia e Siria che rivendicano un cuscinetto di territorio la cui popolazione viene cancellata. Si ammazzano le persone per rivendicare il possesso di un territorio!  Se ci pensiamo, tutte le guerre hanno origine da questa rivendicazione di possesso: il conflitto israelo-palestinese, Russia-Ucraina, Mar Cinese Meridionale, la questione del Mar Artico, le Falkland, la Prima Guerra Mondiale, la Colonizzazione, le Crociate, le invasioni barbariche, le guerre puniche…”Mio” “Tuo”, “Tuo” “Mio”! In questa forzatura ossessiva e possessiva dalla quale anche noi siamo posseduti, la Chiesa, purtroppo, invece che liberarci nella contro-narrazione del dono e della condivisione, ha consacrato anch’essa, tradendo il suo mandato, il diritto di proprietà! Si può rapinare con la pistola in pugno e/o con il diritto in mano. La chiesa condanna il primo e assolve il secondo. «Il “mio” e il “tuo” non sono altro che parole prive di fondamento reale. Se dici che la casa è tua, dici parole inconsistenti perché l’aria, la terra, la materia sono del Creatore, come pure tu che l’hai costruita, e così tutto il resto» (San Giovanni Crisostomo) «La natura ha generato il diritto comune, l’usurpazione ha fatto il diritto privato» (S. Ambrogio).

«Lo stesso fervore religioso diventa un pericolo in quanto sacralizza come volontà di Dio ciò che è invece il prodotto ideologico di un ambiente sociale, di una cultura particolare. È per questo che i credenti in Cristo hanno potuto fare perfino le crociate, ammazzando gli uomini convinti di render onore a Dio. In nome di Dio si sono commessi crimini incredibili, perché la coscienza religiosa ha tratto le giustificazioni del proprio agire non dall’obbedienza di fede, ma dai prodotti del gruppo sociale, della cultura in cui viveva immersa. Per questo la critica alla religione è spesso un fatto altamente positivo in quanto nella religione, come comportamento pubblico, si ritrovano sacralizzati aspetti in cui non c’è nessuna volontà di Dio, ma c’è, purtroppo, la volontà del potere e la volontà dei gruppi egemoni che sì servono della religione per tenere le coscienze succubi a obiettivi che non hanno niente a che fare con il disegno di Dio». (Ernesto Balducci, Il Mandorlo e il Fuoco; vol, 2, pag. 89)

Aldo Antonelli
La diffusione di QUAR18 è curata dall’Associazione Cuore Sano ONLUS di Campobasso, che da anni sostiene le attività di ricerca e la diffusione scientifica dello studio “Moli-sani”. Gli Autori si assumono la piena responsabilità dei loro testi inseriti nella QUAR18. Tutti i contributi di QUAR18 e delle precedenti edizioni a partire dal 2005 si trovano sul sito dello Studio Moli-sani nella sezione Cultura e Ricerca: www.moli-sani.org

Quaresima 2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

LUNEDÌ 12 MARZO 2018

 

Datemi un Cristo nudo

Giorni fa, nella saletta di un ospedale romano, ho avuto modo di guardare a lungo un piccolo Crocifisso sulla parete di fronte a me. E mi è tornata in mente una frase ascoltata, quando ero studente universitario, durante una conferenza di Raimundo Panikkar, sacerdote, filosofo e teologo, scomparso qualche anno fa. “Datemi un Cristo nudo” disse, dopo aver affermato che “il seguace di Cristo deve essere talmente povero da non possedere neanche la verità”. Frasi che non si dimenticano, anche mezzo secolo dopo! Nel contesto delle riflessioni di QUAR18, il Cristianesimo mi appare come un Cristo nudo, essenziale e universale, che le Cristianità di vari luoghi e in tempi successivi hanno rivestito con i loro panni. Basti pensare alle Madonne dei nostri più grandi pittori del Rinascimento o ai presepi napoletani del Seicento. Questa “incarnazione” del Cristo nelle varie culture, dal tentativo di Paolo di convincere gli ateniesi che Cristo era il Dio ignoto al quale egli aveva appena visto un’ara dedicata sull’Areopago, al platonismo di Agostino e all’aristotelismo di Tommaso d’Aquino, è stata una grande ricchezza. Ma…quale è stato e quale è ancora oggi il problema? È che ciascuna Cristianità, e in particolare la nostra cresciuta in Occidente, ha ritenuto e ritiene che gli unici panni adatti a vestire la nudità di Cristo, siano i propri e siano immodificabili. E così, fino all’ultimo Concilio Vaticano II, i missionari partiti da Roma celebravano la messa in Africa o in Papuasia nella lingua di Cesare e Cicerone (l’avessero almeno celebrata in aramaico, la lingua parlata da Gesù…). Ai fraticelli giunti ad Assisi da ogni dove, che gli chiedevano insistentemente una Regola, Francesco rispondeva: “Che bisogna abbiamo di regole? Leggete il Vangelo, sine glossa”, cioè senza commenti, senza orpelli, senza vestiti aggiunti a ricoprire la nudità del messaggio di Cristo. Non lo ascoltarono. E si divisero rapidamente in Frati Minori Osservanti, Riformati, Conventuali, Cappuccini. Mentre Francesco si faceva seppellire nudo nella nuda terra.

Giovanni de Gaetano

La diffusione di QUAR18 è curata dall’Associazione Cuore Sano ONLUS di Campobasso, che da anni sostiene le attività di ricerca e la diffusione scientifica dello studio “Moli-sani”. Gli Autori si assumono la piena responsabilità dei loro testi inseriti nella QUAR18. Tutti i contributi di QUAR18 e delle precedenti edizioni a partire dal 2005 si trovano sul sito dello Studio Moli-sani nella sezione Cultura e Ricerca: www.moli-sani.org

Quaresima 2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

VENERDÌ 9 MARZO 2018

 

Chi fa la verità viene verso la luce (Gv 3,14-21).

In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

 

Il vangelo di Giovanni colloca la crocifissione di Gesù all’ora sesta, cioè a mezzogiorno, nel momento della massima luce. L’immagine che lui usa parlando con Nicodemo, il serpente di bronzo, è un richiamo diretto proprio alla crocifissione. Gesù è il primo che compie le sue opere nella luce, in quanto mette al centro della sua vita il compimento della volontà del Padre che consiste nel donare la propria vita per amore dell’umanità. Per noi può risultare difficile accettare che Dio progetti la morte di Gesù per manifestare il suo perdono, ma in quella cultura era l’unico linguaggio comprensibile in quanto gli antichi ritenevano che per avere il perdono bisognava versare il sangue degli animali e, in alcuni contesti, persino di esseri umani. Gesù con la sua morte ci dice che Dio non chiede più il sangue di altri ma mette in gioco il proprio sangue, cioè la propria vita rendendola un dono d’amore e trasformando la più grande ingiustizia, cioè l’uccisione di un innocente, nel più grande gesto d’amore da parte di Dio stesso. Chi invece continua a pretendere il sangue di altri per garantirsi la propria vita e il proprio potere, si pone in totale opposizione a Dio. E se Dio è luce, come ci ricorda lo stesso evangelista nella sua lettera, chi agisce in modo contrario a lui non può essere altro che assenza di luce, cioè tenebra. Per chi compie il bene (l’evangelista dice letteralmente “chi fa la verità”) è sempre mezzogiorno, anche nella notte del mondo, mentre chi ricerca l’affermazione di sé creando illuminazioni artificiali ottenute a spese della vita altrui è nella tenebra del non senso, anche se pensa di avere ingannato la notte ricoprendosi di inutili lustrini.

Michele Tartaglia
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