Le riflessioni della Domenica


LE RIFLESSIONI DELLA DOMENICA

1 GENNAIO 2017

 

I pastori andarono senza indugio (Lc 2,16-21).

In quel tempo, i pastori andarono senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.

 

Sa un po’ di beffa storica celebrare oggi una festa in sostituzione di un’altra che invece si celebrava nell’ottava di Natale prima del Concilio, cioè la circoncisione di Gesù, ricordata nell’ultimo versetto del vangelo. Dico beffa perché sarebbe stato bello ricordare l’appartenenza inequivocabile di Gesù al popolo ebraico, soprattutto dopo la tragedia della Shoà e in un tempo di frenetica ricerca sulla storicità dei vangeli, ricerca che converge sull’ebraicità di Gesù. Sarebbe stato un bel segno per il nostro mondo e per il dialogo tra le religioni. Gesù è realmente uno strumento di dialogo anche per chi non lo confessa figlio di Dio, come gli ebrei che ormai lo riconoscono appartenente a pieno titolo al popolo eletto e per i musulmani che vedono in lui un grande profeta di Dio. Purtroppo questo ricordo è stato coperto da una festa (la maternità divina di Maria) che non permette il dialogo e non è sentita neppure come fondamentale da tanti cristiani, come i protestanti. L’immagine dei pastori che vanno da Gesù e lo trovano con Maria e Giuseppe, riscatta forse il senso di questa giornata, dedicata anche alla preghiera per la pace: chi mette Gesù al centro riesce anche a incontrare il resto: Maria, così importante per la spiritualità della tradizione cattolica e ortodossa e la pace, il frutto più bello del dialogo tra i popoli e le religioni. L’esito dell’incontro tra i pastori e Gesù è la testimonianza che si trasforma in annuncio dei valori del vangelo, racchiusi sinteticamente nelle beatitudini. Iniziare ogni anno con questi riferimenti, significa sapersi impegnare perché il mondo divenga sempre più il luogo dove la giustizia è di casa.

Michele Tartaglia

 

Dio crea attraverso gli uomini

La circoncisione di Gesù è un’occasione di pensare al nostro battesimo e a quello dei nostri cari, è il primo atto di fede da parte dei genitori: ti affidiamo Signore il prodotto del nostro amore perchè tu lo guidi, perchè la nostra saggezza e il nostro amore non sono sufficienti ad accompagnarlo in questo mondo che evolve così rapidamente. Qualunque piano possiamo avere per questo/a figlio/a è destinato a disfarsi o, se vogliamo imporlo, ad essere una forma di prevaricazione che invece dell’amore seminerà e diffonderà il risentimento e l’odio. In fondo quella scritta sulla camicia da notte nuziale che ci fece tanto ridere nel film l’Ape Regina “non lo fo per amor mio, ma per dare un figlio a Dio” era imbevuta di saggezza.

Ma a parte questa esperienza personale che mi si rinnova tutte le volte che recito i misteri gaudiosi del Rosario, la circoncisione, e più tardi il battesimo di Giovanni, ci insegnano che Dio ha voluto essere uomo, perchè ha bisogno degli uomini (e delle donne, naturalmente; parlo dell’homo” non del “vir”). Con la sua vita, oltre a portarci la redenzione, Gesù ha voluto darci una falsariga di ciò che Dio si aspetta da noi: ci viene affidato il completamento della creazione. Dio ha deciso di creare attraverso ciascuno di noi. Invece di considerare Dio il padre padrone che premia e punisce secondo la legge morale a compartimenti stagno, cerchiamo di vedere in Dio il padre amoroso che dà ai suoi figli tutti gli strumenti e i talenti per sviluppare la loro unica identità, il padre addolorato quando i figli non ne approfittano. Più che la punizione di Dio, io credo che l’inferno sia il dolore di Dio.

Lodovico Balducci

 

Gesù bambino nasce in mezzo a una strage di bambini

Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi (Matteo 2,13-18).

Tra la gioia del Natale e la celebrazione di Maria Madre di Dio per il nuovo anno, si inserisce in sordina (il 28 dicembre) il ricordo dell’episodio raccontato qui sopra dall’evangelista Matteo.

È la strage degli innocenti, come siamo abituati a ricordarla. Gesù nasce in mezzo a una strage di bambini. Ma non è storia di 2000 anni fa. E questa volta non c’entra neanche l’aborto. Sì, certo, tutti abbiamo visto le immagini di Aleppo, tutti abbiamo sentito che tra i profughi annegati nel Mediterraneo c’erano donne incinte e bambini. Tutti ci siamo indignati. Ma ognuno di noi ha i suoi guai personali, familiari, lavorativi ed è giusto che ce ne occupiamo con priorità. Tuttavia, tra una fetta di panettone e una coppa di spumante, tra un giro di carte o di tombola tra amici, non ci sfugga il pensiero di questi bambini “abortiti” prima e dopo la nascita. Forse, con poche decine di euro, avremmo potuto adottarne uno a distanza oppure offrire a una famiglia siriana, tramite l’ONU, un cesto di verdure, carne e legumi. Poca cosa, poche gocce d’acqua in un mare di dolore, ma avremmo fatto un regalo a noi stessi, forse ci saremmo sentiti meno soli, meno svuotati di senso, meno sopraffatti da impegni e servizi. Nella lunga e pirotecnica notte di San Silvestro potremo ritrovare ancora un piccolo spazio interiore per decidere che il 2017 sarà per noi – e quindi anche per gli altri- un anno veramente nuovo.

Giovanni de Gaetano

 

Così nasce il figlio di dio

Una stalla, due genitori stremati e un bambino con addosso pochi stracci. Si presenta così il dio cristiano. Non come un bambino qualunque, né come quello più fortunato. Nasce come l’ultimo degli uomini, in condizioni di miseria che forse non sarebbero toccate nemmeno all’infante più sventurato della Palestina. Se ne sta lì, come un bambino qualunque, nemmeno scorge i volti di pastori attoniti che vanno a controllare se effettivamente quello che si sente dire in giro è vero. I genitori lo guardano come farebbero dei normali genitori e forse si chiedono se è proprio vero che lui è il figlio di dio. È così normale, dopotutto. Nessuna apparizione, niente angeli con le trombe, nessuna trascendenza. Quello è un bambino vero, un essere appena entrato nel ciclo della vita e al quale la vita riserverà la stessa sorte a cui tutti gli uomini sono destinati. La povertà e la precarietà sono le prime cose che incontra. Paradossalmente, sono le prime cose di cui noi vogliamo sbarazzarci.

Marialaura Bonaccio