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Quaresima 2017

Quaresima 2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

LUNEDÌ 12 MARZO 2018

 

Datemi un Cristo nudo

Giorni fa, nella saletta di un ospedale romano, ho avuto modo di guardare a lungo un piccolo Crocifisso sulla parete di fronte a me. E mi è tornata in mente una frase ascoltata, quando ero studente universitario, durante una conferenza di Raimundo Panikkar, sacerdote, filosofo e teologo, scomparso qualche anno fa. “Datemi un Cristo nudo” disse, dopo aver affermato che “il seguace di Cristo deve essere talmente povero da non possedere neanche la verità”. Frasi che non si dimenticano, anche mezzo secolo dopo! Nel contesto delle riflessioni di QUAR18, il Cristianesimo mi appare come un Cristo nudo, essenziale e universale, che le Cristianità di vari luoghi e in tempi successivi hanno rivestito con i loro panni. Basti pensare alle Madonne dei nostri più grandi pittori del Rinascimento o ai presepi napoletani del Seicento. Questa “incarnazione” del Cristo nelle varie culture, dal tentativo di Paolo di convincere gli ateniesi che Cristo era il Dio ignoto al quale egli aveva appena visto un’ara dedicata sull’Areopago, al platonismo di Agostino e all’aristotelismo di Tommaso d’Aquino, è stata una grande ricchezza. Ma…quale è stato e quale è ancora oggi il problema? È che ciascuna Cristianità, e in particolare la nostra cresciuta in Occidente, ha ritenuto e ritiene che gli unici panni adatti a vestire la nudità di Cristo, siano i propri e siano immodificabili. E così, fino all’ultimo Concilio Vaticano II, i missionari partiti da Roma celebravano la messa in Africa o in Papuasia nella lingua di Cesare e Cicerone (l’avessero almeno celebrata in aramaico, la lingua parlata da Gesù…). Ai fraticelli giunti ad Assisi da ogni dove, che gli chiedevano insistentemente una Regola, Francesco rispondeva: “Che bisogna abbiamo di regole? Leggete il Vangelo, sine glossa”, cioè senza commenti, senza orpelli, senza vestiti aggiunti a ricoprire la nudità del messaggio di Cristo. Non lo ascoltarono. E si divisero rapidamente in Frati Minori Osservanti, Riformati, Conventuali, Cappuccini. Mentre Francesco si faceva seppellire nudo nella nuda terra.

Giovanni de Gaetano

La diffusione di QUAR18 è curata dall’Associazione Cuore Sano ONLUS di Campobasso, che da anni sostiene le attività di ricerca e la diffusione scientifica dello studio “Moli-sani”. Gli Autori si assumono la piena responsabilità dei loro testi inseriti nella QUAR18. Tutti i contributi di QUAR18 e delle precedenti edizioni a partire dal 2005 si trovano sul sito dello Studio Moli-sani nella sezione Cultura e Ricerca: www.moli-sani.org

Quaresima 2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

VENERDÌ 9 MARZO 2018

 

Chi fa la verità viene verso la luce (Gv 3,14-21).

In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

 

Il vangelo di Giovanni colloca la crocifissione di Gesù all’ora sesta, cioè a mezzogiorno, nel momento della massima luce. L’immagine che lui usa parlando con Nicodemo, il serpente di bronzo, è un richiamo diretto proprio alla crocifissione. Gesù è il primo che compie le sue opere nella luce, in quanto mette al centro della sua vita il compimento della volontà del Padre che consiste nel donare la propria vita per amore dell’umanità. Per noi può risultare difficile accettare che Dio progetti la morte di Gesù per manifestare il suo perdono, ma in quella cultura era l’unico linguaggio comprensibile in quanto gli antichi ritenevano che per avere il perdono bisognava versare il sangue degli animali e, in alcuni contesti, persino di esseri umani. Gesù con la sua morte ci dice che Dio non chiede più il sangue di altri ma mette in gioco il proprio sangue, cioè la propria vita rendendola un dono d’amore e trasformando la più grande ingiustizia, cioè l’uccisione di un innocente, nel più grande gesto d’amore da parte di Dio stesso. Chi invece continua a pretendere il sangue di altri per garantirsi la propria vita e il proprio potere, si pone in totale opposizione a Dio. E se Dio è luce, come ci ricorda lo stesso evangelista nella sua lettera, chi agisce in modo contrario a lui non può essere altro che assenza di luce, cioè tenebra. Per chi compie il bene (l’evangelista dice letteralmente “chi fa la verità”) è sempre mezzogiorno, anche nella notte del mondo, mentre chi ricerca l’affermazione di sé creando illuminazioni artificiali ottenute a spese della vita altrui è nella tenebra del non senso, anche se pensa di avere ingannato la notte ricoprendosi di inutili lustrini.

Michele Tartaglia
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QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

GIOVEDÌ 8 MARZO 2018

 

Donne, Cristianità e Cristiania

Io credo che la Cristianità, quella visione totalitaria, al tempo stesso politica e religiosa, che ha caratterizzato il Medioevo, sia morta, anche se qualcuno continua ancora a sognare un’“Europa Cristiana” …  Preferisco al contrario parlare non tanto di Cristianesimo, ma di Cristiania.

La Cristiania è fiorente, è viva più che mai. Più che un’appartenenza giuridica o un consenso dottrinale, la Cristiania è una realtà esperienziale. Le Beatitudini non sono una dottrina, non sono un codice, né sono diritto canonico. Abbiamo passato il nostro tempo a confondere l’essenza della fede con l’istituzione. E io penso che il terzo millennio debba raccogliere la sfida di coltivare la Cristiania in verità, lasciando cadere quanto è semplicemente frutto della storia. Se cerchi di vivere la fede cristiana partendo dall’Asia o dall’Africa, senti che quanto importa è vivere la profondità della vita con l’intensità delle Beatitudini.

Se la Cristiania, con il suo potente respiro evangelico, dovesse diffondersi, porterebbe a conseguenze a lungo sognate dentro la Chiesa: una struttura istituzionale molto più leggera, il celibato facoltativo, il sacerdozio femminile…Durante un convegno di vescovi dell’Asia, una ventina di anni fa, proposi che potesse essere prete ogni persona che ne fosse capace e vi fosse chiamata. Anche le donne, perché – facevo notare – forse era segno della nostra perdita dell’innocenza originaria continuare a prendere in considerazione per l’ordinazione il sesso e non la persona, esattamente come si operavano discriminazioni sulla base del colore della pelle. L’Assemblea approvò questa opinione senza alcuna obiezione. E tuttavia penso che se le donne “sacerdote” non facessero che imitare i maschi, il passo avanti sarebbe davvero modesto. Le donne avrebbero accesso a quella che viene considerata la “dignità clericale” e questo non farebbe che rafforzare il club come tale. Credo infatti nel sacerdozio, non alla casta sacerdotale. La questione dunque non è di fare in modo che le donne vengano a consolidare la casta clericale, ma di trasformare tale casta, secondo l’ispirazione della Cristiania, nuova speranza che realizza l’integrazione tra esperienza mistica, dimensioni sociali e dottrinali. Solo i mistici sopravvivranno nel mondo moderno.

Raimundo Panikkar

(da: Raffaele Luise, “Ramon Panikkar. Profeta del dopodomani” Ed. San Paolo, 2011) 

Segnalato da Maria Benedetta Donati, Pozzilli (IS)
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Quaresima 2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

MARTEDÌ 6 MARZO 2018

 

Cristianesimo e Cristianità. III.

Il cristianesimo minacciato non da eresia ma da indifferenza

Con riferimento alle considerazioni sulla fine della cristianità, Simoni ha richiamato lo scritto di Padre Balducci tratto dal suo libro “Cristianesimo e cristianità”. La vera questione, infatti, attiene a tale rapporto, per cui mentre la cristianità è riferibile ad una fase storica, il cristianesimo è insito nel totale divenire della storia dell’umanità verso il compimento finale.

Ritengo possa costituire una ulteriore riflessione il richiamo a quanto scritto nel 1947 da Emmanuel Mounier nel suo intervento “Agonia del cristianesimo?” che così si esprime: “Agonia del cristianesimo: quando Unamuno gettò dalla Spagna questo grido in un mondo ancora beatamente indifferente, sapeva e voleva essere provocante. Non poteva dubitare che sarebbero stati pochi coloro che ricordavano il greco a sufficienza per comprendere ch’egli denunciava una lotta e non una fine, o che conoscevano abbastanza il dogma per ricordarsi che Cristo e la sua Chiesa sono in agonia fino alla fine del mondo…” e conclude: “si può confutare, condannare, estirpare un errore o un’eresia. Non si confuta un dramma e la cristianità nella sua pace di superficie affronta oggi il più terribile dei drammi in cui essa finora si sia trovata impegnata. Il Cristianesimo non è minacciato di eresia: non appassiona più abbastanza perché ciò possa avvenire, è minacciato da una specie di silenziosa apostasia provocata dall’indifferenza che lo circonda e dalla sua propria distrazione. Questi segni non ingannano: la morte si avvicina. Non la morte del Cristianesimo, ma la morte della Cristianità occidentale, feudale e borghese. Una cristianità nuova nascerà domani o dopodomani, da nuovi strati sociali e da nuovi innesti extra-europei. Bisogna fare attenzione a non soffocarla col cadavere dell’altra”.

Il discorso va quindi incentrato sull’essenza del Cristianesimo e sull’universalità del suo annuncio evangelico. Il Cristianesimo, infatti, non è circoscrivibile né in una struttura né in una organizzazione (Chiesa preconciliare o espressione di un’epoca), né in una civiltà (la Cristianità) né in una delimitazione geografica (l’Europa, l’Occidente); esso non è identificabile in categorie contingenti: il suo fine è il regno per la realizzazione del quale ogni uomo è chiamato a fare la sua parte vivendo quotidianamente, a livello personale e comunitario, l’esperienza di Cristo incarnato nella storia.

Papa Francesco è ben consapevole della strada da seguire e da proporre a tutta l’umanità senza esclusioni di sorta, svolgendo così con coerenza la sua missione di Pontefice, cioè di costruttore di ponti.

Giovanni Pieraccioli

Da http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it

30 Gennaio 2018
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