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Quaresima 2017

Quaresima 2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

MARTEDÌ 20 MARZO 2018

 

L’immortale desiderio di fascismo di ciascuno di noi

Per Pasolini il “nuovo fascismo” non aveva a che fare con le rinate organizzazioni fasciste dopo la fine della seconda guerra mondiale e la Liberazione, ma con il potere di plasmazione delle vite e delle coscienze che il nuovo “sistema dei consumi” era riuscito a produrre dagli anni Sessanta in avanti. Questa tesi generale – in sé forse discutibile – ha il merito di emancipare il fascismo dal problema della sua eventuale riorganizzazione politica – che secondo Pasolini era un fenomeno del tutto residuale – per ricondurlo a un grande tema antropologico: siamo così sicuri che gli esseri umani amino più la loro libertà delle loro catene?

 

Il fascismo come rinuncia al pensiero critico, massificazione, irreggimentazione, soppressione sacrificale del singolare, solleva questo vertiginoso e potente dilemma: l’essere umano porta con sé l’aspirazione alla libertà o la tendenza alla sua negazione? […] Il vero scandalo non è tanto il fascismo come regime politico militare di tipo repressivo, ma il suo desiderio, il suo fascino, la sua presa seduttiva sulle masse.

 

[…] Il vero problema non è perché le masse abbiano sopportato passivamente l’oppressione del fascismo, ma perché lo abbiano così ardentemente desiderato. Ecco il punto più scabroso che la crisi del nostro mondo sembra aver riesumato: è possibile desiderare il fascismo? Esiste nell’anima dell’uomo – nel suo inconscio – una tentazione fascista, una spinta gregaria ad adorare il padrone, qualcosa come un desiderio fascista?

[…] Nell’Europa contemporanea la minaccia alla propria (precaria) unità sembra incarnarsi soprattutto nel fenomeno dell’immigrazione […]

Questo è un desiderio — come direbbe Umberto Eco —, “eterno” perché esprime una tendenza propria della realtà umana: disfarsi dell’inquietudine della libertà,preferire la consistenza delle catene e della dittatura rispetto all’aleatorietà della vita, cercare rifugio nella cementificazione della propria identità piuttosto che rischiare l’apertura e la contaminazione.

 

L’inconscio delle masse contemporanee — per quanto private di ogni involucro ideologico e tendenzialmente polverizzate —, sospinge nella stessa direzione verso la quale si era incamminato il

fantasma nero del totalitarismo: si invoca la mano pesante, la militarizzazione dei territori, l’irrigidimento dei confini, la repressione, l’esclusione etnica, il respingimento dell’invasore.

Le Destre reazionarie in Europa e nel mondo cavalcano l’onda emotiva dell’emergenza. Il miraggio del muro promesso da Trump diviene così il simbolo di un desiderio rinnovato di fascismo. Sarebbe

stolto però irridere o guardare dall’alto questi moti pulsionali dell’anima perchéessi non riguardano solo una parte politica, ma ciascuno di noi nella sua intimità più propria. Il compito della politica non è quello di negarne l’esistenza, né quello di cavalcarli come mezzi cinici per ottenere un facileconsenso. La liberazione dal desiderio del fascismo è un’impresa culturale ed etica di lungo respiro […].

 

di Massimo Recalcatila Repubblica 1 marzo 2018

 

Quaresima 2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

LUNEDÌ 19 MARZO 2018

 

L’importanza di saper chiedere perdono

“Il primo dovere del medico è domandare perdono” doveva confessare il famoso professore di medicina in viaggio verso un prestigioso premio scientifico, durante un sogno, nel film” Il Posto delle fragole” di Ingmar Bergman. Più di mezzo secolo più tardi, questa frase sembra molto appropriata alla preparazione della nostra Quaresima 2018 per due ragioni. Primo perché rappresenta una forma di digiuno morale che ci mette in contatto con noi stessi e i nostri bisogni che proprio i riconoscimenti esterni ci invitano a dimenticare. Secondo, perché la quaresima è la preparazione al perdono, che può essere ottenuto solo se ci rendiamo conto di averne bisogno.

Uno degli inghippi più seri della coscienza moderna è considerare il perdono necessario solo quando facciamo il male con l’intenzione di farlo. E in genere ci liberiamo del senso di colpa affermando che in realtà ogni nostra azione riceve l’assenso della nostra coscienza e perciò non abbiamo bisogno di perdono. Anche con le migliori intenzioni possiamo causare il male agli altri e il male resta, anche se lo abbiamo fatto a fin di bene. È chiaro ormai che Benjamin Rush ha causato più morti a Chicago con i salassi con cui intendeva curare la febbre gialla, di quanti ne abbia causati la malattia stessa. Una delle tragedie della condizione umana è di poter essere complici del male.  Quanti dei nostri genitori sono stati responsabili delle nostre nevrosi, mentre cercavano in buona fede di educarci. E queste nevrosi sono state causa di altre nevrosi, come un’inondazione progressiva che coinvolge il mondo intorno a noi. Questa è la schiavitù umana; ma uno schiavo può essere redento se qualcuno è disposto a pagare il prezzo per renderlo libero.

Il prezzo della nostra redenzione è stato un sacrificio, non una donazione. Da“sacrum facere” sacrificio significa rendere sacro, cioè riservato a una speciale funzione. La croce ha sacrificato, cioè ha reso sacra la sofferenza di tutti coloro che hanno trapiantato la loro sofferenza in quella di Cristo. I mezzi della redenzione includono il porre una diga all’inondazione del male ripagando male con il bene. Diventare parafulmini in cui l’odio umano possa esaurirsi, una esperienza credo provata da qualunque medico che abbia curato pazienti. Usare lo stesso male a fin di bene. Come ho già avuto occasione di scrivere, la mia depressione è diventata uno strumento prezioso nel ministero dei morenti, perché mi ha permesso di guardare la morte in faccia, senza paura. Ma tutta questa abbondanza di grazia vitale è disponibile solo se riconosciamo di aver bisogno del perdono.

Lodovico Balducci

Quaresima2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

MERCOLEDÌ 14 MARZO 2018

 

Spogliarsi del superfluo (Mt  6,19-23)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!»

A commento di questo vangelo del tempo quaresimale, Adalberto, un monaco del monastero di Bose, scrive una riflessione intelligente e saggia, invitando a passarci una mano sulla coscienza nel tentativo (per alcuni vano) di capire realmente cosa ha valore nella nostra vita e cosa invece è frutto di una mera dipendenza, indotta da bisogni che nemmeno sapevamo di avere.

Scrive fratel Adalberto: “Come in un grande centro commerciale, l’accumulo ci fornisce l’illusione dell’inesauribile dispiegarsi delle occasioni della vita, esorcizza l’assottigliarsi dei nostri giorni. Ma noi siamo finiti, la nostra vita è limitata. Il nostro tempo si esaurisce prima delle cose che accumuliamo. Il mondo bisbiglia continuamente al nostro orecchio: Accumulate! Assicuratevi il futuro! Difendete la vostra vita!”

Dice bene Adalberto. La nostra vita è un continuo accumulo di cose anche mediamente inutili. La costante è l’accumulo. Come un mantra ossessivo, siamo indotti a credere e a convincerci che possedere (cose, persone, animali, situazioni, etc.) sia una indispensabile caratteristica dell’uomo contemporaneo,

L’invito del religioso è quindi quello di prendere le distanze da questo atteggiamento che ha le sue origini nel lontano secolo scorso, quando la cupidigia e il senso di onnipotenza sono sfuggite dal vaso di Pandora e si sono impossessate degli uomini. Il paradigma acquisto-dunque-sono ha scalzato malamente quello cartesiano, ottenendo per di più una sorte migliore, grazie al seguito di fedelissimi che ha raccattato in tutti gli angoli del pianeta. Non è solo l’Occidente a essere in preda alla frenesia da carta di credito. Lo sono anche le persone che l’Occidente stesso ha contagiato con il suo stile di vita. Nei Paesi del terzo Mondo (lo diciamo all’antica) gli sfruttati non desiderano tanto emanciparsi dallo stato di schiavitù (per quanto moderna, è sempre schiavitù) ma desiderano diventare come i propri sfruttatori, vogliono la loro vita, le macchine, le case, le loro famiglie che felicemente trascorrono la domenica all’Ikea. Un patrimonio sfavillante –  quindi portatore sano di felicità – che dal villaggio africano più sperduto essi intercettano con gli strumenti della tecnologia, strumento stra-democratico, diversamente da altro. Una dialettica che ha precedenti illustri proprio nel nostro Paese, quando Pasolini decretava – con estrema amarezza – la fine di ogni speranza per una reale coscienza di classe di ribaltare la gerarchia sociale. Un proletariato talmente assoggettato ai meccanismi della società del consumo da non saper più opporre alcuna resistenza.

Il vangelo, che con l’animo umano ha sempre avuto confidenza, dice che però le cose così non vanno. Che quell’accumulo di denari non porterà a nulla di buono.

Continua fratel Adalberto: “Ma Gesù dice: Non accumulate! Non difendetevi! Non cercatevi altri tesori per voi stessi. Il vostro tesoro è la vostra vita, dono prezioso e insostituibile. C’è un’unica cosa necessaria in mezzo agli infiniti possibili in cui si perde la vostra vita: l’ascolto della Parola di Dio indirizzata a ciascuno di voi; parola di vita che fa vivere, fa amare, fa conoscere la via che porta alla gioia”.

Sia nel brano del vangelo, che nel commento del monaco di Bose, sembra che il riferimento sia esclusivamente a collezionismi di cose materiali. In realtà, le dinamiche dell’accumulo sono molto più complicate e investono qualsiasi ambito con cui l’uomo viene a contatto.

Ma torniamo al testo. Se l’accumulo non è la via giusta, allora che fare?

Il monaco suggerisce una sostituzione. Anziché cose, cerchiamo altri tipi di ricchezze.

“Per acquisire questo unico necessario occorre spogliarsi del superfluo –scrive Adalberto – Questo spogliamento è, paradossalmente, l’accumulo di un tesoro che non si disperde, ma che cresce […] È il paradosso della beatitudine dei poveri di spirito. Che non è solo la rinuncia materiale alle ricchezze, ma implica una dimensione interiore: una povertà spirituale che è spirito di non-acquisizione, capacità di deporre la vita e l’anima stessa per gli amici”.

In altre parole, rinunciare (perlomeno ridurre) all’accumulo dovrebbe aprire un varco in cui possa finalmente farsi strada una ricchezza ben diversa. È l’auspicio che ci riguarda tutti in questa QUAR18.

Marialaura Bonaccio

Quaresima 2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

MARTEDÌ 13 MARZO 2018

 

Il falso mito del possesso all’origine di ogni conflitto

Mentre continuiamo il nostro cammino quaresimale non ci è permesso chiudere gli occhi e il cuore su quello che sta avvenendo in Siria: un inferno che non trova parole che lo descrivano. Turchia e Siria che rivendicano un cuscinetto di territorio la cui popolazione viene cancellata. Si ammazzano le persone per rivendicare il possesso di un territorio!  Se ci pensiamo, tutte le guerre hanno origine da questa rivendicazione di possesso: il conflitto israelo-palestinese, Russia-Ucraina, Mar Cinese Meridionale, la questione del Mar Artico, le Falkland, la Prima Guerra Mondiale, la Colonizzazione, le Crociate, le invasioni barbariche, le guerre puniche…”Mio” “Tuo”, “Tuo” “Mio”! In questa forzatura ossessiva e possessiva dalla quale anche noi siamo posseduti, la Chiesa, purtroppo, invece che liberarci nella contro-narrazione del dono e della condivisione, ha consacrato anch’essa, tradendo il suo mandato, il diritto di proprietà! Si può rapinare con la pistola in pugno e/o con il diritto in mano. La chiesa condanna il primo e assolve il secondo. «Il “mio” e il “tuo” non sono altro che parole prive di fondamento reale. Se dici che la casa è tua, dici parole inconsistenti perché l’aria, la terra, la materia sono del Creatore, come pure tu che l’hai costruita, e così tutto il resto» (San Giovanni Crisostomo) «La natura ha generato il diritto comune, l’usurpazione ha fatto il diritto privato» (S. Ambrogio).

«Lo stesso fervore religioso diventa un pericolo in quanto sacralizza come volontà di Dio ciò che è invece il prodotto ideologico di un ambiente sociale, di una cultura particolare. È per questo che i credenti in Cristo hanno potuto fare perfino le crociate, ammazzando gli uomini convinti di render onore a Dio. In nome di Dio si sono commessi crimini incredibili, perché la coscienza religiosa ha tratto le giustificazioni del proprio agire non dall’obbedienza di fede, ma dai prodotti del gruppo sociale, della cultura in cui viveva immersa. Per questo la critica alla religione è spesso un fatto altamente positivo in quanto nella religione, come comportamento pubblico, si ritrovano sacralizzati aspetti in cui non c’è nessuna volontà di Dio, ma c’è, purtroppo, la volontà del potere e la volontà dei gruppi egemoni che sì servono della religione per tenere le coscienze succubi a obiettivi che non hanno niente a che fare con il disegno di Dio». (Ernesto Balducci, Il Mandorlo e il Fuoco; vol, 2, pag. 89)

Aldo Antonelli
La diffusione di QUAR18 è curata dall’Associazione Cuore Sano ONLUS di Campobasso, che da anni sostiene le attività di ricerca e la diffusione scientifica dello studio “Moli-sani”. Gli Autori si assumono la piena responsabilità dei loro testi inseriti nella QUAR18. Tutti i contributi di QUAR18 e delle precedenti edizioni a partire dal 2005 si trovano sul sito dello Studio Moli-sani nella sezione Cultura e Ricerca: www.moli-sani.org