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Quaresima 2018

  1. QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

VENERDI’ 23 MARZO 2018

 

Domenica delle Palme

Abbà, non ciò che io voglio ma ciò che vuoi tu (Mc 14,32-38)

Giunsero a un podere chiamato Getsèmani ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». 33Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. 34Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate».35Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. 36E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». 37Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? 38Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

 

Il momento angosciante che segue l’ultima cena di Gesù difficilmente può essere una invenzione narrativa dell’evangelista perché, a differenza di tanti elementi del racconto della passione, non riecheggia nessun testo dell’Antico Testamento. E’ molto probabile che sia tramandato dal ricordo storico di chi stava con Lui e ha potuto percepire da vicino l’angoscia che Gesù sentiva. Sì, possiamo dirlo chiaramente: Gesù aveva paura di morire e soprattutto di morire in quel modo, di affrontare la sofferenza e l’oltraggio, l’esposizione alla gogna. E’ un uomo che di fronte al grande momento è terrorizzato e lo confessa candidamente: lo spirito è forte ma la carne è debole; sente il bisogno di avere vicino a sé le persone più amiche anche se non sono all’altezza della situazione e uno di loro addirittura lo rinnegherà poco dopo. Ma non vuol restare solo, è un uomo come tutti noi che ha dei cedimenti. Cosa rende diverso il momento, rispetto all’esperienza più comune? Gesù non smette di sentire vicino un Dio visto come Padre amorevole, Abbà, nome con cui ci si rivolgeva nella lingua di Gesù (l’aramaico) al proprio padre, con quel senso misto di rispetto e di confidenza amorevole. La sua vita è trascorsa nel continuo dialogo con il Padre, che spesso avveniva nel silenzio della notte, mentre il giorno si dedicava agli altri. Un Dio che è stato accanto sempre accanto al popolo sofferente, che ha nutrito i suoi figli nel deserto, li ha riportati dall’esilio, ha donato loro una terra. Un Dio che non chiede sacrifici ma dona gratuitamente la sua protezione. A questo Dio ci si può rivolgere con confidenza come Abramo, Mosè, Davide, Elia e Giobbe e gli si può chiedere di allontanare il male come ha insegnato a pregare anche ai suoi discepoli e del quale ci si può fidare anche se non si capiscono fino in fondo i suoi disegni. Ecco perché gli evangelisti, nonostante l’imbarazzo di presentare un Gesù troppo umano, hanno tramandato quel ricordo autentico: essi stessi, infatti, di fronte a uno stato prepotente e all’odio di chi li perseguitava, sperimentavano paura e angoscia e sentivano di dover fare come il loro Maestro: ricorrere a un Dio che è Padre e che si prende cura proprio nei momenti più difficili, quando l’odio dell’altro vuole uccidere la speranza.

Michele Tartaglia

Quaresima 2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

MARTEDÌ 20 MARZO 2018

 

L’immortale desiderio di fascismo di ciascuno di noi

Per Pasolini il “nuovo fascismo” non aveva a che fare con le rinate organizzazioni fasciste dopo la fine della seconda guerra mondiale e la Liberazione, ma con il potere di plasmazione delle vite e delle coscienze che il nuovo “sistema dei consumi” era riuscito a produrre dagli anni Sessanta in avanti. Questa tesi generale – in sé forse discutibile – ha il merito di emancipare il fascismo dal problema della sua eventuale riorganizzazione politica – che secondo Pasolini era un fenomeno del tutto residuale – per ricondurlo a un grande tema antropologico: siamo così sicuri che gli esseri umani amino più la loro libertà delle loro catene?

 

Il fascismo come rinuncia al pensiero critico, massificazione, irreggimentazione, soppressione sacrificale del singolare, solleva questo vertiginoso e potente dilemma: l’essere umano porta con sé l’aspirazione alla libertà o la tendenza alla sua negazione? […] Il vero scandalo non è tanto il fascismo come regime politico militare di tipo repressivo, ma il suo desiderio, il suo fascino, la sua presa seduttiva sulle masse.

 

[…] Il vero problema non è perché le masse abbiano sopportato passivamente l’oppressione del fascismo, ma perché lo abbiano così ardentemente desiderato. Ecco il punto più scabroso che la crisi del nostro mondo sembra aver riesumato: è possibile desiderare il fascismo? Esiste nell’anima dell’uomo – nel suo inconscio – una tentazione fascista, una spinta gregaria ad adorare il padrone, qualcosa come un desiderio fascista?

[…] Nell’Europa contemporanea la minaccia alla propria (precaria) unità sembra incarnarsi soprattutto nel fenomeno dell’immigrazione […]

Questo è un desiderio — come direbbe Umberto Eco —, “eterno” perché esprime una tendenza propria della realtà umana: disfarsi dell’inquietudine della libertà,preferire la consistenza delle catene e della dittatura rispetto all’aleatorietà della vita, cercare rifugio nella cementificazione della propria identità piuttosto che rischiare l’apertura e la contaminazione.

 

L’inconscio delle masse contemporanee — per quanto private di ogni involucro ideologico e tendenzialmente polverizzate —, sospinge nella stessa direzione verso la quale si era incamminato il

fantasma nero del totalitarismo: si invoca la mano pesante, la militarizzazione dei territori, l’irrigidimento dei confini, la repressione, l’esclusione etnica, il respingimento dell’invasore.

Le Destre reazionarie in Europa e nel mondo cavalcano l’onda emotiva dell’emergenza. Il miraggio del muro promesso da Trump diviene così il simbolo di un desiderio rinnovato di fascismo. Sarebbe

stolto però irridere o guardare dall’alto questi moti pulsionali dell’anima perchéessi non riguardano solo una parte politica, ma ciascuno di noi nella sua intimità più propria. Il compito della politica non è quello di negarne l’esistenza, né quello di cavalcarli come mezzi cinici per ottenere un facileconsenso. La liberazione dal desiderio del fascismo è un’impresa culturale ed etica di lungo respiro […].

 

di Massimo Recalcatila Repubblica 1 marzo 2018

 

Quaresima 2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

LUNEDÌ 19 MARZO 2018

 

L’importanza di saper chiedere perdono

“Il primo dovere del medico è domandare perdono” doveva confessare il famoso professore di medicina in viaggio verso un prestigioso premio scientifico, durante un sogno, nel film” Il Posto delle fragole” di Ingmar Bergman. Più di mezzo secolo più tardi, questa frase sembra molto appropriata alla preparazione della nostra Quaresima 2018 per due ragioni. Primo perché rappresenta una forma di digiuno morale che ci mette in contatto con noi stessi e i nostri bisogni che proprio i riconoscimenti esterni ci invitano a dimenticare. Secondo, perché la quaresima è la preparazione al perdono, che può essere ottenuto solo se ci rendiamo conto di averne bisogno.

Uno degli inghippi più seri della coscienza moderna è considerare il perdono necessario solo quando facciamo il male con l’intenzione di farlo. E in genere ci liberiamo del senso di colpa affermando che in realtà ogni nostra azione riceve l’assenso della nostra coscienza e perciò non abbiamo bisogno di perdono. Anche con le migliori intenzioni possiamo causare il male agli altri e il male resta, anche se lo abbiamo fatto a fin di bene. È chiaro ormai che Benjamin Rush ha causato più morti a Chicago con i salassi con cui intendeva curare la febbre gialla, di quanti ne abbia causati la malattia stessa. Una delle tragedie della condizione umana è di poter essere complici del male.  Quanti dei nostri genitori sono stati responsabili delle nostre nevrosi, mentre cercavano in buona fede di educarci. E queste nevrosi sono state causa di altre nevrosi, come un’inondazione progressiva che coinvolge il mondo intorno a noi. Questa è la schiavitù umana; ma uno schiavo può essere redento se qualcuno è disposto a pagare il prezzo per renderlo libero.

Il prezzo della nostra redenzione è stato un sacrificio, non una donazione. Da“sacrum facere” sacrificio significa rendere sacro, cioè riservato a una speciale funzione. La croce ha sacrificato, cioè ha reso sacra la sofferenza di tutti coloro che hanno trapiantato la loro sofferenza in quella di Cristo. I mezzi della redenzione includono il porre una diga all’inondazione del male ripagando male con il bene. Diventare parafulmini in cui l’odio umano possa esaurirsi, una esperienza credo provata da qualunque medico che abbia curato pazienti. Usare lo stesso male a fin di bene. Come ho già avuto occasione di scrivere, la mia depressione è diventata uno strumento prezioso nel ministero dei morenti, perché mi ha permesso di guardare la morte in faccia, senza paura. Ma tutta questa abbondanza di grazia vitale è disponibile solo se riconosciamo di aver bisogno del perdono.

Lodovico Balducci

Malattie cardiovascolari, la prevenzione comincia anche riducendo il sale La sezione regionale della Società italiana di Nutrizione Umana in collaborazione con l’associazione Cuore Sano promuove un incontro a Campobasso con esperti Neuromed in occasione della Settimana mondiale per il consumo consapevole del sale

L’eccessivo consumo di sale è uno dei principali imputati nello sviluppo delle malattie cardiovascolari, in particolare dell’ictus cerebrale, che passa molto spesso attraverso l’innalzamento della pressione arteriosa. Ecco perché ridurne il consumo è un atto doveroso che ciascuno di noi può mettere in pratica facilmente. La difficoltà principale è quella di capire come muoversi, dal momento che il sale non è solo quello che aggiungiamo ai nostri piatti, ma si trova già in moltissimi cibi, anche in quelli più insospettabili.

 

Proprio per aumentare la consapevolezza dei cittadini sull’importanza di consumare sale in moderazione, la World Action on Salt and Health (WASH) ha riproposto la Settimana Mondiale per la Riduzione del Consumo di Sale dedicata proprio a questo tema.

La campagna, organizzata in tutto il mondo, si sta svolgendo dal 12 al 18 marzo per sensibilizzare i consumatori sulle modalità pratiche per la riduzione del consumo di sale. Vengono indicate 5 vie per ridurre il consumo di sale ai valori indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di 5 grammi al giorno.

 

Anche quest’anno la Società Italiana di Nutrizione Umana ha aderito all’iniziativa, prevendendo il coinvolgimento attivo delle sezioni regionali. La nuova sezione Molise-Puglia, da poco costituitasi sotto la guida del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli, ha organizzato un evento nell’ambito dei Campanili della Salute in collaborazione con l’Associazione CuoreSano ONLUS di Campobasso e il team di ricercatori dello Studio Moli-sani. L’incontro di Campobasso è rientrato inoltre nella serie di appuntamenti organizzati dall’istituto Neuromed nell’ambito della Brain Awareness Week.

 

Per l’occasione, i ricercatori del Dipartimento e membri della sezione regionale SINU hanno incontrato la popolazione della città di Campobasso mercoledì 14 marzo alle ore 17.30 nel Centro Nicola Scarano di via Gramsci a Campobasso. Al centro dell’iniziativa, , ci sono stati i temi principali legati alle buone regole alimentari e alla conoscenza delle principali fonti di sale. All’incontro che ha visto la sala gremita di partecipanti, sono stati presenti anche nutrizionisti che operano sul territorio regionale.