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Archive for Mese: marzo 2018

Quaresima 2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

GIOVEDÌ 29 MARZO 2018

 

 

Quaranta giorni di ricerca

Il cammino quaresimale volge al termine. Anche quest’anno sono stati molti i contributi che hanno reso questo viaggio un autentico percorso alla ricerca di senso, grazie ad amici italiani e stranieri, dal Lago di Garda a Piacenza, dal Belgio alla Tanzania, con vite e storie diverse, ma accomunati dal piacere della ricerca.

 

In questa 14esima edizione, abbiamo scelto di confrontarci con il tema dell’eredità che di fatto attraversa come un’enorme faglia la coscienza di un’epoca smarrita. Perché se è vero che l’uomo deve evolversi, attraverso la re-interpretazione del mondo, è altrettanto vero che non c’è atto generativo che non implichi una provenienza.

 

Nel corso del viaggio, ci siamo chiesti quanto il dualismo cristianità-cristianesimo sia solo apparente o se invece possa portare l’eredità di Cristo su due binari totalmente diversi, addirittura opposti. E parlando di cristianesimo, ci siamo resi conto che anche il mondo musulmano è alle prese con interrogativi simili. Abbiamo invocato un Cristo nudo, provato a separare il cristianesimo dalla logica del sacrificio, condiviso poesie e rivolto un pensiero a chi invece non ce la fa a conquistarsi una vita migliore, perdendo definitivamente i suoi sogni sul fondo del mare. Abbiamo parlato del rapporto con il sacro e del pericolo dell’indifferenza e del falso mito del possesso.

 

Ci siamo confrontati, ma soprattutto abbiamo sollevato dubbi, tanti. Sempre fedeli alla logica che la vera differenza è tra esseri pensanti e non, e che la diversità tra credenti e non-credenti sia un mero artificio del linguaggio.

E così anche quest’anno, finiamo con meno certezze di quante ne avessimo all’inizio del viaggio.

Ma al termine di ogni percorso quaresimale di una cosa siamo assolutamente certi. Che ogni anno, puntualmente, cercando l’Uomo, ci siamo ritrovati a parlare di Dio. E viceversa.

 

La quaresima è finita, ma il viaggio dei pensatori non termina qui.

Grazie a tutti voi che ci avete seguito con pazienza e interesse e Buona Pasqua!

 

Giovanni de Gaetano e Marialaura Bonaccio

La diffusione di QUAR18 è curata dall’Associazione Cuore Sano ONLUS di Campobasso, che da anni sostiene le attività di ricerca e la diffusione scientifica dello studio “Moli-sani”. Gli Autori si assumono la piena responsabilità dei loro testi inseriti nella QUAR18. Tutti i contributi di QUAR18 e delle precedenti edizioni a partire dal 2005 si trovano sul sito dello Studio Moli-sani nella sezione Cultura e Ricerca: www.moli-sani.org

Quaresima 2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

MARTEDÌ 27 MARZO 2018

 

Il rispetto per il mistero e l’unità della specie umana

Alla domanda su quale eredità del passato faremo bene a contare nel futuro rispondiamo con due concetti: il rispetto per il mistero e l’unità della specie umana.

Vengono in mente due ricordi. Quando eravamo in Nigeria abbiamo conosciuto Susanne Wenger, la artista austriaca che si dedicava alla ricostruzione dei templi alle divinità Yoruba. I templi in mezzo alla foresta erano molto suggestivi e giustamente quella zona, nella città di Oshogbo, è stata riconosciuta dall’UNESCO “patrimonio dell’Umanità”. Un giorno andammo lì insieme con un giovane sacerdote cattolico, che insegnava Teologia Morale al Seminario. Mentre ci portava a vedere il suo lavoro, Susanne disse: “Qui sulla riva del fiume Osun mi sento bene perché vivo la dimensione del sacro…. Peccato che il cristianesimo l’ha persa”. Il nostro amico sacerdote è rimasto pensoso, come se improvvisamente si sentisse piccolo di fronte a una cultura, già considerata dai missionari “pagana” e “da abbandonare”, che aveva qualche cosa da insegnarci: il rispetto per la dimensione del mistero e del sacro.

Anni dopo, a Napoli, un amico inglese che si professava ateo, entrò a visitare – come turista –   una chiesetta in quel momento completamente vuota e silenziosa. Quando uscimmo, mi disse che gli erano venuti i brividi al sentire che esisteva uno spazio “completamente inutile” (così si espresse), cioè “non utile per alcuna delle attività che ci occupano durante la giornata”. Questo gli aveva dato una sensazione di “mistero”, che non sapeva bene come catalogare.

La parola “mistero” deriva dal verbo mýo (chiudere la bocca e gli occhi): quando non parliamo e non guardiamo, entriamo in noi stessi. Sperimentiamo il nostro “mondo interiore” e percepiamo che anche gli altri hanno un loro mondo interiore. Considerando gli esseri umani sulla base di ciò che vediamo e ascoltiamo, esistono molte differenze. Solo facendo un salto al di là delle differenze esteriori sentiremo un vero rispetto per tutti. Paolo certo lo sentiva quando scrisse alle comunità dei primi cristiani che “non esistono né schiavi nè padroni”: frase profetica se pensiamo ai migranti di oggi.

La scienza, non si occupa di misteri: piuttosto, affronta interrogativi e cerca di rispondere. Per la genetica evoluzionistica il primo nucleo di Homo sapiens è stato in Africa orientale (forse in quella che oggi è Tanzania) circa 200.000 anni fa. L’immagine biblica di Adamo ed Eva è un bel simbolo di questa origine comune a tutti gli umani. L’iconografia rinascimentale ha rappresentato Adamo ed Eva ‘bianchi’: ma i primi umani erano certamente ‘neri’. L’analisi completa del DNA di migliaia di individui ha evidenziato al tempo stesso l’unità e la diversità della specie umana: in particolare, che in media tra due persone scelte a caso, che appartengano a due popolazioni diverse o alla stessa popolazione, la differenza quantitativa tra i loro DNA è assai piccola e circa uguale (vale anche per i Padani).

Emerge allora un legame tra le due eredità: il mistero percepito da persone religiose e non religiose, e lo studio scientifico. Le disuguaglianze tra padroni e schiavi (vedi immigrazione) si possono superare nella prospettiva di una fratellanza misteriosa: “siamo tutti figli di un Padre – o Madre – invisibile”; ma anche nella consapevolezza che tutti gli appartenenti alla specie umana hanno una discendenza comune.

 

Paola Caboara e Lucio Luzzatto

Dept of Haematology and Blood Transfusion, Muhimbili University of Health and Allied Sciences, United Nations Road, Upanga, PO Box 65001 Dar-es-Salaam, TANZANIA

La diffusione di QUAR18 è curata dall’Associazione Cuore Sano ONLUS di Campobasso, che da anni sostiene le attività di ricerca e la diffusione scientifica dello studio “Moli-sani”. Gli Autori si assumono la piena responsabilità dei loro testi inseriti nella QUAR18. Tutti i contributi di QUAR18 e delle precedenti edizioni a partire dal 2005 si trovano sul sito dello Studio Moli-sani nella sezione Cultura e Ricerca: www.moli-sani.org

Quaresima 2018

  1. QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

VENERDI’ 23 MARZO 2018

 

Domenica delle Palme

Abbà, non ciò che io voglio ma ciò che vuoi tu (Mc 14,32-38)

Giunsero a un podere chiamato Getsèmani ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». 33Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. 34Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate».35Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. 36E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». 37Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? 38Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

 

Il momento angosciante che segue l’ultima cena di Gesù difficilmente può essere una invenzione narrativa dell’evangelista perché, a differenza di tanti elementi del racconto della passione, non riecheggia nessun testo dell’Antico Testamento. E’ molto probabile che sia tramandato dal ricordo storico di chi stava con Lui e ha potuto percepire da vicino l’angoscia che Gesù sentiva. Sì, possiamo dirlo chiaramente: Gesù aveva paura di morire e soprattutto di morire in quel modo, di affrontare la sofferenza e l’oltraggio, l’esposizione alla gogna. E’ un uomo che di fronte al grande momento è terrorizzato e lo confessa candidamente: lo spirito è forte ma la carne è debole; sente il bisogno di avere vicino a sé le persone più amiche anche se non sono all’altezza della situazione e uno di loro addirittura lo rinnegherà poco dopo. Ma non vuol restare solo, è un uomo come tutti noi che ha dei cedimenti. Cosa rende diverso il momento, rispetto all’esperienza più comune? Gesù non smette di sentire vicino un Dio visto come Padre amorevole, Abbà, nome con cui ci si rivolgeva nella lingua di Gesù (l’aramaico) al proprio padre, con quel senso misto di rispetto e di confidenza amorevole. La sua vita è trascorsa nel continuo dialogo con il Padre, che spesso avveniva nel silenzio della notte, mentre il giorno si dedicava agli altri. Un Dio che è stato accanto sempre accanto al popolo sofferente, che ha nutrito i suoi figli nel deserto, li ha riportati dall’esilio, ha donato loro una terra. Un Dio che non chiede sacrifici ma dona gratuitamente la sua protezione. A questo Dio ci si può rivolgere con confidenza come Abramo, Mosè, Davide, Elia e Giobbe e gli si può chiedere di allontanare il male come ha insegnato a pregare anche ai suoi discepoli e del quale ci si può fidare anche se non si capiscono fino in fondo i suoi disegni. Ecco perché gli evangelisti, nonostante l’imbarazzo di presentare un Gesù troppo umano, hanno tramandato quel ricordo autentico: essi stessi, infatti, di fronte a uno stato prepotente e all’odio di chi li perseguitava, sperimentavano paura e angoscia e sentivano di dover fare come il loro Maestro: ricorrere a un Dio che è Padre e che si prende cura proprio nei momenti più difficili, quando l’odio dell’altro vuole uccidere la speranza.

Michele Tartaglia

Quaresima 2018

QUAR18 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIV EDIZIONE

MARTEDÌ 20 MARZO 2018

 

L’immortale desiderio di fascismo di ciascuno di noi

Per Pasolini il “nuovo fascismo” non aveva a che fare con le rinate organizzazioni fasciste dopo la fine della seconda guerra mondiale e la Liberazione, ma con il potere di plasmazione delle vite e delle coscienze che il nuovo “sistema dei consumi” era riuscito a produrre dagli anni Sessanta in avanti. Questa tesi generale – in sé forse discutibile – ha il merito di emancipare il fascismo dal problema della sua eventuale riorganizzazione politica – che secondo Pasolini era un fenomeno del tutto residuale – per ricondurlo a un grande tema antropologico: siamo così sicuri che gli esseri umani amino più la loro libertà delle loro catene?

 

Il fascismo come rinuncia al pensiero critico, massificazione, irreggimentazione, soppressione sacrificale del singolare, solleva questo vertiginoso e potente dilemma: l’essere umano porta con sé l’aspirazione alla libertà o la tendenza alla sua negazione? […] Il vero scandalo non è tanto il fascismo come regime politico militare di tipo repressivo, ma il suo desiderio, il suo fascino, la sua presa seduttiva sulle masse.

 

[…] Il vero problema non è perché le masse abbiano sopportato passivamente l’oppressione del fascismo, ma perché lo abbiano così ardentemente desiderato. Ecco il punto più scabroso che la crisi del nostro mondo sembra aver riesumato: è possibile desiderare il fascismo? Esiste nell’anima dell’uomo – nel suo inconscio – una tentazione fascista, una spinta gregaria ad adorare il padrone, qualcosa come un desiderio fascista?

[…] Nell’Europa contemporanea la minaccia alla propria (precaria) unità sembra incarnarsi soprattutto nel fenomeno dell’immigrazione […]

Questo è un desiderio — come direbbe Umberto Eco —, “eterno” perché esprime una tendenza propria della realtà umana: disfarsi dell’inquietudine della libertà,preferire la consistenza delle catene e della dittatura rispetto all’aleatorietà della vita, cercare rifugio nella cementificazione della propria identità piuttosto che rischiare l’apertura e la contaminazione.

 

L’inconscio delle masse contemporanee — per quanto private di ogni involucro ideologico e tendenzialmente polverizzate —, sospinge nella stessa direzione verso la quale si era incamminato il

fantasma nero del totalitarismo: si invoca la mano pesante, la militarizzazione dei territori, l’irrigidimento dei confini, la repressione, l’esclusione etnica, il respingimento dell’invasore.

Le Destre reazionarie in Europa e nel mondo cavalcano l’onda emotiva dell’emergenza. Il miraggio del muro promesso da Trump diviene così il simbolo di un desiderio rinnovato di fascismo. Sarebbe

stolto però irridere o guardare dall’alto questi moti pulsionali dell’anima perchéessi non riguardano solo una parte politica, ma ciascuno di noi nella sua intimità più propria. Il compito della politica non è quello di negarne l’esistenza, né quello di cavalcarli come mezzi cinici per ottenere un facileconsenso. La liberazione dal desiderio del fascismo è un’impresa culturale ed etica di lungo respiro […].

 

di Massimo Recalcatila Repubblica 1 marzo 2018