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Archive for Mese: marzo 2017

Campanile della salute a Mirabello Sannitico

Si è svolto martedì 11 aprile  alle ore 18.00 nella splendida cornice di Palazzo Spicciati a Mirabello Sannitico l’Incontro sul tema “Ruolo dell’informazione e fattori di prevenzione nelle malattie cerebrovascolari con un approfondimento  su Dieta Mediterranea e corretto stile di vita”.

Attraverso le iniziative de I Campanili della Salute  si propone sul territorio una realtà per  confrontarsi direttamente con medici e ricercatori  su temi di prevenzione e salute, questa di Mirabello è stata un’occasione per prendere consapevolezza sul “metro della prevenzione”.

 

 

Quaresima 2017

QUAR17 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIII EDIZIONE

VENERDÌ 31 MARZO 2017

 

Lazzaro, vieni fuori! (Gv 11,1-45).

 

In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: “Signore, ecco, il tuo amico è malato”. All’udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato”. Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. Quand’ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. Poi, disse ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea!”. Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. Marta, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà”. Gesù le disse: “Tuo fratello risusciterà”. Gli rispose Marta: “So che risusciterà nell’ultimo giorno”. Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?”. Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo”. Gesù si commosse profondamente, si turbò e disse: “Dove l’avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”. Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: “Vedi come lo amava!”. Ma alcuni di loro dissero: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?”. Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta, la sorella del morto: “Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni”. Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?”. Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”. E, detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”. Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.

 

L’immagine di Gesù che risuscita un morto in putrefazione potrebbe suscitare ribrezzo o stupore; per lo più però forse suscita scetticismo. Spesso si contrappongono coloro che considerano i vangeli verità indiscutibile sul piano storico e coloro che li considerano delle belle e consolatorie invenzioni. Lo scopo che si prefigge l’evangelista invece è di dire, in forma narrata, la verità che gli sta a cuore: Gesù dà vita non a chi è morto fisicamente per farlo tornare ad una vita comunque mortale (non mi pare che Lazzaro sia vissuto fino ad oggi!) ma a chi è morto dentro, nell’anima, nell’aver perso il gusto e il significato della vita. L’insistenza sulla condizione ormai irrimediabile del cadavere (nella tomba da quattro giorni e in putrefazione) sta ad indicare che nessuna situazione umana è talmente irrimediabile da non permettere a Gesù di sanarla, di ridare vita a chi vive legato e nelle tenebre della tomba in cui è stato messo o che si è scavato con le proprie mani. L’indugiare di Gesù rispetto a Lazzaro è per far capire ai discepoli e a chi ascolta il vangelo che Gesù porta vita dovunque ci sia morte, disperazione, resa di fronte alla vita, mentre noi in tante situazioni anche meno gravi mettiamo già la parola fine, dicendo che è irrecuperabile. L’esperienza che i cristiani hanno fatto nell’accogliere il vangelo (e che continuano a fare nonostante il vangelo sia dichiarato passato di moda) li ha portati a capire che la morte spirituale e sociale dovuta alla mancanza di speranza è più terribile della morte fisica e che il miracolo che Gesù riesce a compiere nel ridare vita, speranza, colore alla vita è più grande che se un morto uscisse dalla tomba vivo quando già è in putrefazione. La vera corruzione che dà morte è quella del lasciarsi vincere dal male o dallo scoraggiamento e le morti (vere) di cui ormai è piena la cronaca, se pensiamo ai femminicidi o alle stragi nelle famiglie, ci dicono che la morte spirituale semina intorno anche la morte reale, perché quando si perde la capacità di amare la vita e di rispettarla negli altri, si diventa morti che contagiano di morte il mondo. Gesù è venuto per dare vita e ogni volta che in suo nome riusciamo a dare speranza a chi giace nelle tenebre sciogliendo le bende che lo tengono legato, rinnoviamo il grande miracolo che ha fatto rivivere Lazzaro il quale, in fondo, è ancora vivo perché presente in tutti coloro che rinascono a vita nuova.

Michele Tartaglia

I testi diffusi nell’ambito delle iniziative “Le riflessioni della domenica” e “QUAR17 RICERCA DELL’UOMO RICERCA DI DIO”, non riflettono né rappresentano necessariamente il pensiero dell’Associazione Cuore Sano ONLUS di Campobasso, né dei responsabili/curatori delle suddette iniziative.

Quaresima 2017

QUAR17 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIII EDIZIONE

GIOVEDÌ 30 MARZO 2017

 

 

Sarai tu ad accogliermi

 

Cara Mamma,

tra qualche giorno saranno 10 anni che te ne sei andata in un’altra casa, sempre però dello stesso Padre. Come per la primavera, anche per te il mese di marzo inizia i tuoi cicli di vita. Non solo sei nata il 19 e poi ri-nata (o morta come si voglia dire) il 31 di 80 anni dopo, ma in più la notte tra il 5 e il 6 marzo del 1997, in seguito a un ictus cerebrale ischemico non soccorso per più di 12 ore, sei diventata emiplegica destra e afasica, regredendo cerebralmente fino a perdere le categorie di causa ed effetto e da allora condannata a una nuova vita sulla sedia a rotelle. Una pugnalata alle spalle proprio a qualche mese dalla tua prima vacanza, a 70 anni, per festeggiare il tuo pensionamento.

Quanti anniversari in questi giorni a ridosso di un altro importante, che ti riguarda anch’esso, l’8 marzo.

La data del 6 marzo ha cambiato radicalmente la tua vita e la mia, ma anche quella dei nostri fedeli amici Bruno e Roberto, e più tardi quella di Piero. Per starti vicini, noi, ormai già avanti con gli anni, come Abramo, abbiamo lasciato la nostra Bruxelles, solo in fiducia di una promessa emersa con le parole del salmo 119: “la pietra scartata dai costruttori diventerà pietra d’angolo” e tu sei infatti diventata la pietra d’angolo del nostro Centro Europeo – Convento San Tommaso a Gargnano di cui resterai per sempre la Presidentessa onoraria.

La promessa è stata mantenuta: Dio è misterioso, ma fedele.

Due settimane prima della tua morte, a qualche giorno dal tuo ottantesimo compleanno, per altro abbondantemente festeggiato, mentre aspettavamo insieme l’inizio della Messa, mi hai “detto” (come potevi, ma noi ci capivamo) che tu, che avevi sempre desiderato morire prima di invecchiare, eri contenta di essere ancora viva e che in questi anni di acuta sofferenza avevi trovato la presenza di Dio nel tuo cuore e nella tua vita. Insieme avevamo fatto esperienza di quanto la forza dell’Amore possa essere più forte di ogni male. La tua “sventura” ci aveva permesso di mettere all’opera quell’Amore sempreverde che non si era affatto spento sotto le ceneri della distanza e dei miei numerosi impegni. Oggi tu ed io sappiamo anche con certezza che questo Amore ė più forte della morte.

Perciò, Mamma tanto amata, “quando la morte avrà fatto cadere il muro d’ombra…” sarai tu ad accogliermi e a farmi sedere accanto a te sul cuscino che spero nel frattempo mi avrai procurato, come già su questa terra mi avevi promesso, perché sarebbe troppo faticoso per te che io restassi sulle tue ginocchia per l’eternità.

 

Silvana Panciera in Giorgi

Centro Europeo, Gargnano (BS)
I testi diffusi nell’ambito delle iniziative “Le riflessioni della domenica” e “QUAR17 RICERCA DELL’UOMO RICERCA DI DIO”, non riflettono né rappresentano necessariamente il pensiero dell’Associazione Cuore Sano ONLUS di Campobasso, né dei responsabili/curatori delle suddette iniziative.

Quaresima 2017

QUAR17 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XIII EDIZIONE

MERCOLEDÌ 29 MARZO 2017

 

Credere in si è ridotto a credere che

…Credere è un atteggiamento di abbandono a una Realtà senza nome, che ci trascende e ci invita a unirci a lui/lei. È dunque tutt’altra cosa che accettare come vere un certo numero di proposizioni… L’etimologia del vocabolo conferma questo senso originario. Il verbo latino “cre-dere” deriva da “cor-dare” dare il proprio cuore: riguarda dunque il cuore più che l’intelligenza.

Credere è un movimento del nostro essere intimo, che ci dirige verso un Mistero che ci trascende e ci attira. Perciò non diciamo nel Credo apostolico: “Credo che c’è un Dio…”. Questa sarebbe solo una fredda enunciazione intellettuale; ma diciamo. “Credo in Dio…”, quasi dicessimo: mi getto in Dio, mi arricchisco in Dio, e questo è come una preghiera. Noi cristiani crediamo dunque in Dio, cioè ci voltiamo verso di Lui, abbandonandoci a Lui, lasciandoci governare da Lui. Ma affinché possiamo volgerci e abbandonarci a questo Essere, dobbiamo almeno vedere qualcosa della sua suprema attrattività. Noi la vediamo attraverso gli occhi di Gesù di Nazareth. La sua visione è per noi decisiva, tanto che alla fine diviene la nostra. Occorre naturalmente credere dapprima in Gesù stesso e rischiare, anche senza prove, di entrare nella sua visione di Dio e di conformare il nostro pensare e fare al suo.

Perciò il cristiano dopo “Credo in Dio” confessa che crede anche in Gesù Cristo. Questo secondo passo è indispensabile, perché senza di esso non siamo cristiani E non conosciamo ancora veramente Dio. L’arricchimento che il cristiano sperimenta facendo questo passo, dissolve i suoi eventuali dubbi e gli assicura che facendo questa scelta ha avuto pienamente ragione. L’atteggiamento di fede e di abbandono ha naturalmente una componente intellettuale…Purtroppo questa componente intellettuale è diventata man mano troppo accentuata e ha determinato che la “fede cristiana” cominciasse a significare, dentro e fuori la chiesa, l’accettazione di un insieme di dottrine e affermazioni incontrollabili da accettare con cieca fiducia, e che “fede” non significhi più oggi un atteggiamento dinamico che ci congiunge con il “Mistero Originale”, ma un’operazione intellettuale. Alla fine la “fede cristiana” è diventata di fatto un sinonimo dell’accettazione di questo insieme di dottrine e affermazioni. “Credere in” si ridusse così a “credere che”, cioè di fatto un accettare con maggiore o minore convinzione, che esiste realmente un Theòs , un Dio nell’alto dei cieli….

 

Padre Roger Lenaers, S.J.

da una Conferenza tenuta a Bergamo nel Gennaio 2014

Testo segnalato da Francesco Scandiuzzi, Casale Monferrato (AL)
I testi diffusi nell’ambito delle iniziative “Le riflessioni della domenica” e “QUAR17 RICERCA DELL’UOMO RICERCA DI DIO”, non riflettono né rappresentano necessariamente il pensiero dell’Associazione Cuore Sano ONLUS di Campobasso, né dei responsabili/curatori delle suddette iniziative.