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Archive for Giorno: 13 febbraio 2017

Le Riflessioni della Domenica

 

LE RIFLESSIONI DELLA DOMENICA

9 OTTOBRE 2016

 

Uno di loro tornò indietro. Era una samaritano (Lc 17,11-19).

Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: “Gesù maestro, abbi pietà di noi!”. Appena li vide, Gesù disse: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: “Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?”. E gli disse: “Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!”.

 

Chi ascoltava la parabola probabilmente pensava: è naturale che solo quel samaritano è tornato da Gesù, perché non si riconosceva nel sistema legale giudaico, mentre gli altri nove avevano bisogno della dichiarazione dei sacerdoti per tornare a vivere nella comunità giudaica. Ma questo episodio permette a Gesù di leggere in profondità ciò che è avvenuto: gli altri nove sono stati guariti fuori ma non hanno fatto il salto della guarigione interiore che consisteva nell’accoglienza del vangelo nella loro vita. Sarebbero tornati ai loro schemi di divisione tra buoni e cattivi, sani e malati, cittadini e stranieri. Avrebbero avuto un corpo sano ma una mente malata, non cambiata. Il samaritano non è diverso perché samaritano ma solo perché è tornato da Gesù, si è convertito a lui e al suo sistema di valori che è altro rispetto alla logica di questo mondo in cui è invischiata anche la religione nella misura in cui è strumento per alzare muri e steccati, anziché essere a servizio della pace e del dialogo. Gesù era giudeo, credeva nel Dio d’Israele ma non lo usava per selezionare gli incontri; anzi, proprio in nome di quel Dio che ha creato un popolo da una massa di schiavi, andava incontro a coloro che una sclerotizzata interpretazione della legge vietava di incontrare: malati, peccatori, stranieri, emarginati di ogni genere. Tornando da Gesù, quell’uomo straniero ha trovato la vera patria che non è fatta di confini bensì ha la stessa estensione della creazione. In Gesù ha trovato la via per essere quello per cui Dio l’ha creato: figlio del Padre celeste e fratello di tutti gli altri uomini. Essere salvati significa non mettere i propri limiti a Dio ma farsi liberare dai propri schemi ristretti da colui che è Signore di tutta la terra, non il signorotto di qualcuno.

Michele Tartaglia

 

Gesù e la fede degli stranieri

Gesù dice al Samaritano: “la tua fede ti ha salvato” non “la tua gratitudine ti ha salvato.” Unico dei dieci lebbrosi, il samaritano aveva capito che la sua guarigione era molto più di un fatto medico o magico. Era la manifestazione di un amore incondizionato che lo avrebbe accompagnato per il resto della vita. Questo atto di amore gli aveva permesso di sviluppare una fiducia assoluta nel Dio che Gesù incarnava , perché aveva riconosciuto che qualunque cosa gli potesse capitare era un risultato dell’amore di Dio. “Qu’est que cela fait? Tout est grace” “Che importa ? tutto è grazia » aveva affermato Teresa di Lisieux nell’affrontare la morte. Questa frase era implicita nel ritorno del Samaritano a ringraziare Gesù. Tutti noi siamo testimoni di miracoli, ogni nascita, ogni guarigione, ogni mattino è un miracolo. Ci sono dei momenti però in cui l’intervento di Dio nella nostra vita è così evidente da richiedere la nostra fede. Per me uno di questi momenti da “Samaritano” è accaduto alcuni anni fa sul Gran Sasso d’Italia quando Claudia si era persa nella discesa della direttissima del corno grande, il buio incombeva e disperavo di poterla ritrovare. In risposta alle mie preghiere, verso le 7 di sera è arrivato un giovane arrampicatore con un elmetto con la pila, che si apprestava a passare la notte in un bivacco del Gran Sasso. A sentire la storia, ha rinunciato ai suoi piani , ha cercato e trovato Claudia e ci ha riaccompagnato alla macchina. Ci ha dato il suo nome, ma quando lo abbiamo cercato nei registri comunali dell’Aquila e’ stato impossibile trovarlo. Chi era? Forse “un angelo vestito da passante” come racconta Modugno in una vecchia canzone.

Di nuovo mi piace far risaltare l’aspetto umano di Gesù, un Gesù che impara dalle persone. Almeno tre volte nel vangelo Gesù si stupisce della fede dei forestieri. Nell’episodio piu’ antico tratta inizialmente male la donna cananea che gli aveva chiesto la guarigione di sua figlia dicendole: “non è giusto togliere il pane ai figli per darlo ai cani” . I Giudei chiamavano i Cananei cani. Solo quando ella umilmente risponde: anche i cani hanno diritto alle briciole che cadono dalla tavola Gesù si ricrede: “ Grande è la tua fede o donna.” Poi c’è il samaritano di oggi e infine il centurione romano : « In verità vi dico, non ho mai trovato tanta fede in Israele.” Sicuramente Gesù conosceva i profeti e in particolare Isaia e sapeva che tutte le nazioni dovessero confluire a Sion ad adorare l’unico Dio vero, ma originalmente pensava di far questo attraverso la conversione di Israele. Dice ai suoi discepoli di visitare solo i figli di Israele e afferma di essere stato mandato a raccogliere le pecore perdute in Israele. Ma quando viene confrontato con la fede di questi stranieri decide di cambiare strategia, si accorge che non può frenare questa corrente di fede che involontariamente ha aperto e si lascia sopraffare dalla richiesta degli stranieri. Per me è molto confortante sapere che il nostro Dio ci ascolta ed è pronto a rispondere alla nostra amorevole violenza.

Lodovico Balducci

 

Enzo Ferrari, l’ingratitudine e la fede

Enzo Ferrari ricordava spesso un monito di sua madre: “Non essere generoso se non sei in grado di sopportare l’ingratitudine”. Gesù sembra non sopportare che 9 lebbrosi guariti su 10 non tornino indietro a ringraziarlo. In realtà non loda il lebbroso samaritano per la sua gratitudine, ma per la sua fede. Non è tanto la gratitudine quanto la fiducia, la fede, che ha spinto il lebbroso guarito a tornare indietro. “La tua fede ti ha salvato”. Tutti e 10 sono stati salvati dalla lebbra, ma solo il samaritano interpreta la guarigione del corpo come la scoperta di un senso completamente nuovo, miracoloso, della sua persona e della sua vita. Per gli altri 9 non è bastato neanche ricevere una guarigione miracolosa per entrare nell’esperienza dell’infinito. Qualche domenica fa, diceva Abramo al ricco Epulone che non sarebbe bastata la testimonianza di qualcuno risuscitato dai morti per far cambiar vita ai suoi fratelli affondati nel lusso. Capiamo meglio oggi questa dura frase di Abramo che sembrava un giudizio senza appello e senza misericordia. Non basta neanche un miracolo strepitoso, se manca l’adesione personale, la fede, che poi è l’amore per la persona nella quale riponiamo la nostra fede.

Giovanni de Gaetano   

 

La mancanza di senso ti ha condannato

È molto probabile, come ben sottolineano i commenti precedenti, che Gesù apprezzi la fede del lebbroso più che la sua gratitudine. Uno su dieci ce la fa. Cosa è accaduto agli altri nove? I motivi potrebbero essere diversi, ma ipotizziamone uno solo, magari l’opposto di quello che invece è valso l’apprezzamento di Gesù. Immaginiamo che gli altri nove non siano tornati indietro perché a loro mancava la fede. Se non hanno fede, allora hanno il dubbio. O meglio, continuano ad abitare quella regione incerta in cui molti di noi dimorano, in cui il relativismo impera indisturbato, e una cosa vale quanto il suo contrario. O forse sono semplicemente increduli, non riescono nemmeno a spiegarsi cosa sia accaduto loro appena un attimo prima. Restano quelli che erano prima di incontrare Gesù. Sono quelli che spesso abbiamo definito gli uomini del ‘no’. Persone la cui vita non è cambiata nemmeno dopo un incontro tutt’altro che ordinario, uomini che non hanno capito o non hanno voluto capire o semplicemente non condividevano. Un atto fermo di volontà o la conseguenza di un intreccio indistricabile di paure e sovrastrutture. Chi può dirlo? Da agnostica, non so se che chi non ha fede in Dio non ha speranza di salvezza. Non posso dirlo, ma interpreto la fede come un invito a ricercare continuamente il senso della vita, a non fare tanto per fare, a non dire tanto per dire. Penso che chi non si mette alla ricerca di senso sprechi davvero un’occasione. Nel mostrarci uomini “distratti”, il vangelo svela una grande verità. È necessario essere preparati ad accogliere la meraviglia – qualunque meraviglia – per poterla riconoscere quando e semmai ce la ritroveremo davanti.

Marialaura Bonaccio