Via Milano, 21 – 86100 Campobasso

Archive for Mese: febbraio 2017

Campanile della Salute a Sessano del Molise

L’incontro di  Mercoledi’ 15 febbraio 2017 a Sessano del Molise è stata una preziosa occasione per dialogare con la gente sui temi legati alla prevenzione dei fattori di rischio cerebrovascolari. In primo piano l’attenzione si è focalizzata sul ruolo dell’alimentazione, intesa come uno di quei determinanti della salute legati allo stile di vita salutare. Nel corso della conferenza sono state numerosissime la domande ai relatori  poste dai partecipanti all’incontro. Dagli interventi è emersa la curiosità della gente sui temi  di salute.

Un messaggio chiaro del  Dott. D’Ippolito, sindaco e medico di Sessano del Molise è  di fare molta attenzione alla comunicazione che circola su internet sui temi di salute. Bisogna imparare ad interpretare con Moderazione i messaggi che ci arrivano dalla rete. Ci sono contenuti che hanno delle fonti attendibili, ma molte informazioni riguardanti la salute su internet non vanno assolutamente “cucite addosso”. Bisogna imparare a filtrare ciò che si legge e tener bene a mente che “google non è un dottore”, ma  un motore di ricerca. Per i consigli bisogna far riferimento al proprio medico di famiglia.

Le riflessioni della domenica

 

LE RIFLESSIONI DELLA DOMENICA

26 FEBBRAIO 2017

 

Cercate il regno di Dio e la sua giustizia(Mt 6,24-34).

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona. Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

 

Inizio con un’affermazione che può sembrare lapalissiana: per cercare il regno di Dio bisogna anzitutto credere in Dio. È questo il senso del vangelo di oggi: chi fa fatica a leggere la propria vita in modo provvidenziale è perché fa fatica a credere in Dio. Non deve essere visto ciò come una colpa, bensì come criterio per valutare la propria capacità di affidamento a Lui e quindi la necessità di non ritenersi così sicuri della propria adesione a Dio da poter giudicare la fede degli altri e dare patenti di fedeltà alla chiesa. Molte delle inutili discussioni che si fanno sulla morale con la pretesa di difendere la dottrina nella sicurezza del proprio stile di vita (pensiamo a certi prelati che mettono sotto processo il papa sulle questioni di morale famigliare), se ci si interrogasse seriamente sulla capacità di fare propria questa pagina del vangelo, tra le più faticose ed eroiche che siano state scritte, forse non ci sarebbero proprio, in quanto di fronte a queste parole, in maggior parte siamo colpevoli di omissione e non possiamo quindi ergerci a giudici delle mancanze altrui in altri campi. Cercare il regno di Dio per noi che non sappiamo realmente cosa significa vivere alla giornata, non sapendo se effettivamente si mangerà o meno, ma fidandosi unicamente della bontà amorevole di Dio, significa farsi carico delle sofferenze degli altri, senza giudizi o condanne previe, sforzandoci ogni giorno di avvicinarci almeno un po’ alla bellezza della radicalità indicata da Gesù. E anche se non sappiamo vivere l’imprevedibile, almeno cresciamo nella coscienza che effettivamente ciò che conta è l’oggi dell’incontro con Dio e del servizio ai fratelli (il regno di Dio e la sua giustizia), perché sul domani possiamo esercitare non la virtù della fede (che si mette in ascolto del passato) ma quella della speranza, mentre l’oggi è il tempo della virtù della carità.

Michele Tartaglia

 

Le prigioni contemporanee e l’infinito

“E naufragar m’è dolce in questo mare.” Anche Giacomo Leopardi è stato capace di godere, sia pure per un momento transitorio, la pace dell’infinito a cui Gesù ci invita oggi, incitandoci ad abbandonare tutte le nostre preoccupazioni e ad affidarci all’amore di Dio. Leopardi ha espresso in un linguaggio universale il dramma di una civiltà scristianizzata: la corsa verso un’impossibile meta, la ricerca della felicità al di fuori di noi stessi, la competizione sfrenata che uccide la capacità di amare e -peggio- di comprendere l’amore. Con grande introspezione, e forse perché i mezzi di comunicazione in quei tempi erano più scarsi e lenti, ha raggiunto le conclusioni del libro biblico del Quolet (prima detto Ecclesiastico): “vanitas vanitatum et omnia vanitas”. Nelle sue ultime poesie ha infatti scoperto “l’infinita vanità del tutto” (“A se stesso” scritta poche ore prima di morire) e ha deriso la fede nelle “magnifiche sorti e progressive” (la Ginestra). Il circolo vizioso della nostra società è proprio questo: le nostre preoccupazioni non ci danno il tempo -o l’interesse- per pensare, e la mancanza di pensiero ci impedisce di abbandonare le nostre preoccupazioni. Siamo prigionieri di una catena circolare di autodistruzione. Nella classe media americana c’è una corsa sfrenata ad assicurarsi che i bimbi ancora in grembo possano frequentare l’asilo infantile più costoso che determinerà se possono andare al college più prestigioso e caro. Ai nostri tempi in Italia le scuole private più care, come il Tuminelli di Milano, venivano considerate “vivai di miliardari scemi». Forse la pretesa di clonare l’umanità è l’esempio più egregio di questo rifiuto dell’introspezione, della pace dell’infinito. Lasciando perdere per un momento le obiezioni umanitarie alla clonazione. Chi vogliamo clonare: Gesù Cristo? I grandi santi? I grandi artisti? Non ci pensiamo neanche. Vogliamo clonare persone che possano essere competitive dal punto di vista fisico e intellettuale, come le pedine di un gioco il cui scopo è distruggerci a vicenda come in un vecchio film con Ursula Andress (La decima Vittima).

Lodovico Balducci

 

Aggiungiamo vita agli anni, non solo anni alla vita

Mi sembra di poter commentare il brano evangelico di questa settimana secondo una linea di riflessione condivisa le settimane scorse: non è importante cosa si mangia o come ci si veste; ciò che veramente conta è invece il senso che diamo alla vita di cui vestiti e cibo sono parte. Parte importante peraltro, ma non a tal punto da metterla al primo posto delle nostre preoccupazioni. Non penso che Cristo volesse dire: “Non fate niente, non datevi da fare, tanto Dio vi dà Lui da mangiare e vestire”. Ma piuttosto: “Cercate di realizzare il Regno, impegnatevi per questo e vedrete che cibo e vestiti e tutto il resto vi sembrerà accessorio. Se mancherete davvero di queste cose materiali, chi si occupa di Dio (la chiesa, la Charitas, il donatore che resta anonimo …) se ne occuperà in nome suo”. Siamo noi dunque che dobbiamo guardare al prossimo bisognoso con la stessa meravigliata ammirazione con cui contempliamo le bellezze effimere della natura. Il vangelo dà un senso profondo al vecchio detto: “Non bisogna vivere per mangiare, ma mangiare per vivere”. Nel nostro lavoro di medici che si occupano di salute pubblica, siamo convinti che serva a poco vivere più a lungo, magari senza malattie gravi, se non siamo poi in grado di dare un senso più pieno al tempo che la medicina ci ha regalato. Aggiungiamo vita agli anni, non tanto e non solo anni alla vita.

Giovanni de Gaetano

 

Avere o essere

Il vangelo di oggi ci porta necessariamente a confrontarci con uno dei ritornelli più gettonati della società contemporanea. Non badate a ciò che avete, a come vestite, o a come apparite in pubblico. Siate. Mai affermazione deve essere risuonata tanto ipocrita, dal momento che la società che invita a non curarsi di ciò che appare è la stessa che ha gettato le sue fondamenta nel fradicio terreno di ciò che non è.  Forse all’epoca di Gesù sarebbe stato molto più semplice farsi tentare dall’autenticità, ma oggi il compito è davvero disperato. Questo perché tradire l’apparenza e il possesso, a favore dell’autenticità e dell’essere, significherebbe non avere più posto in società. E non perché ci sia il foglio di via per i ribelli, ma perché si farebbe fatica a riconoscersi negli altri. È come se si andasse a una festa da ballo in maschera senza indossarne una. Lo diceva già Pirandello che come tutti i poeti vedeva laddove gli altri vedono solo ombre. E il linguaggio in questo senso non mente mai. Quando incontriamo una persona nuova, la prima domanda che ci viene da porle è ‘che fai nella vita’ e non ‘chi sei’. Avere o essere. Un quesito che il XXI secolo rischia di non porsi neanche più.

Marialaura Bonaccio

Le riflessioni della domenica

LE RIFLESSIONI DELLA DOMENICA

19 FEBBRAIO 2017

 

Come il Padre vostro (Mt 5,38-48).

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle. Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

 

La perfezione di cui si parla alla fine di questo vangelo non riguarda solo l’amore del prossimo ma anche la necessità di non reagire al male con il male. Anche in questo caso il modello di riferimento è Dio che non smette di dare in prestito (perché tutto è suo in quanto da Lui creato) senza chiedere la restituzione. Neppure reagisce, come spesso si vorrebbe, al torto ricevuto, anche nelle sue creature, perché altrimenti avrebbe dovuto distruggere l’umanità diverse volte. In realtà il fatto che Dio possa permettere a chi fa il male di continuare a vivere (come ha fatto con Caino) è strettamente legato all’ultimo comandamento commentato da Gesù: l’amore del prossimo. Perché Gesù può chiedere di amare anche il nemico? Proprio per l’imitazione del Padre celeste che è prossimo di tutti, cioè non è distante da nessuno perché presente ovunque nell’universo. Per dirla con s. Agostino è così vicino ad ognuno di noi da essere più intimo a noi di noi stessi. Per questo non ci possono essere nemici assoluti per Dio: se così fosse si smetterebbe semplicemente di esistere. Certo, questa somiglianza al Padre celeste non è qualcosa che può capire l’umanità in quanto tale, ferita ormai dal peccato che rende incapace di percepire la semplicità di Dio, ma è il modo di essere discepoli di Gesù. Se ci si dice discepoli e si continua a reagire al male ricevuto e a dividere l’umanità in chi ci appartiene e chi no, semplicemente non siamo figli del Padre celeste che fa sorgere il sole su chiunque e quindi non siamo realmente seguaci di Gesù. Si tratta di una presa d’atto: il cristianesimo non è questione di riti o regole morali, è questione di quanto riusciamo a incarnare il modo d’essere di Dio che dona continuamente senza chiedere nulla indietro e ama tutti (anche quando non lo meritano) perché di tutti è la parte più intima e quindi prossima.

Michele Tartaglia

 

Una vita senza paure

Per celebrare le nostre lauree imminenti, gli studenti più giovani del collegio Joanneum ci organizzarono una festa in cui sottolineavano le caratteristiche più salienti di ciascuno di noi. Su Massimo commentarono: “a tutti sentendosi superiore di tutti disse male.” Massimo sicuramente era sempre sulla difensiva. Quand’era un bimbo suo padre l’aveva avvisato: ‘se ti picchiano e vieni a piangere da me, ti picchierò anch’io!” Eppure c’era una persona che Massimo ammirava e invidiava: Sergio che non aveva mai manifestato ambizioni o risentimenti: come l’esempio che Gesù descrive oggi, se gli chiedevi di andarti a comprare un caffè, ti avrebbe anche portato dei cornetti. Massimo ammirava in Sergio la libertà dei figli di Dio, descritta da Gesù nel vangelo di oggi, un Vangelo quanto mai attuale quando la persona più in vista del mondo, il presidente degli USA, scarica sul twitter tutti i propri rancori personali sulle persone che lo criticano e lo contrastano. La libertà dei figli di Dio, come Massimo aveva ben capito, anche se o forse perché incapace di metterla in atto, consiste nell’uscire dalla propria trincea e nel partecipare alla storia del mondo, capire che siamo in questo mondo per utilizzare i nostri talenti invece di seppellirli. L’educazione su cui si basa oggi la nostra cultura ama chiederci: a chi appartiene il problema? In questo modo noi siamo assolti dalla morte di migliaia di emigranti in America come in Europa, come le persone della vita quotidiana erano assolte dall’olocausto durante il nazismo. Se le SS volevano fare paralumi con la pelle degli ebrei, se Mengele iniettava gli occhi dei bambini con dei colori tossici, non era un loro problema. Una mia collaboratrice di recente divorziata doveva decidere se andare a letto con un uomo sposato che le piaceva molto. La sua migliore amica le ha dato questo consiglio così saggio, nella logica del mondo: “è un suo problema, perché è lui che è sposato, non tu!” che si può interpretare “se la sua famiglia viene distrutta, se i suoi figli trovano sollievo solo nella droga o nel suicidio per causa tua, non è un tuo problema!” Nell’invitarci a pensare ai morti del canale di Sicilia, papa Francesco fa molto di più che distribuire colpe: ci indica l’unica via a una vita libera da noi stessi, una vita gioiosa anche nella sofferenza perché è una vita senza paure.

Lodovico Balducci

 

L’amore è sempre un vuoto a perdere

Il mondo antico, dalle tragedie di Eschilo, dove sangue chiama sangue, delitto genera delitto, alla pratica biblica dell’occhio per occhio, dente per dente, è uniforme nel rispondere all’ingiustizia con l’ingiustizia, alla morte con la morte. Rivoluzionario e visionario appare Gesù nel rovesciare completamente un modo di vivere e di essere generato e basato sulla violenza. Anche questo brano evangelico, come quello della settimana scorsa, va letto e interpretato nel suo insieme, piuttosto che nei singoli precetti o consigli. Il messaggio fondamentale è: non basta non fare il male, è necessario fare il bene. È il rovesciamento dei 10 Comandamenti di Mosè con le Beatitudini. Non uccidere, ma dà la vita, dà vita a tutto ciò che è intorno a te, genera gioia, amore, solidarietà. Non rubare, ma dona generosamente, accogli chi non ha nulla, copri col tuo mantello il profugo ancora intirizzito dall’acqua del mare. L’amore è sempre un vuoto a perdere, ma a differenza delle bottiglie di plastica, non ci lascia svuotati, ma può riempire in modo sorprendente il vuoto della nostra solitudine, della nostra ricerca di senso, del nostro male di vivere.

Giovanni de Gaetano

 

La strada verso la perfezione, dimensione morale per la libertà interiore

Siate perfetti come il padre vostro. Un monito impegnativo, scoraggiante per certi versi. Perché il cammino che porta alla perfezione, se mai ce ne fosse uno, è faticoso, richiede sacrificio e le possibilità di insuccesso sono altissime. Eppure Gesù parla di perfezione a esseri imperfetti per definizione. E non è certo uno sprovveduto, sa bene chi ha davanti. E allora perché chiede loro l’impossibile? Come spera che la legge sedimentata nei secoli e negli animi venga ribaltata da un giorno all’altro e che l’uomo rinunci all’innata reazione all’offesa ricevuta? Porgi l’altra guancia, quando quella che ha incassato lo schiaffo ti brucia ancora. Lasciati la possibilità di osservare a chi appartiene la mano che ancora senti sulla tua guancia. Non fermarti alla brutalità del gesto ma va’ oltre il limite del tuo essere un uomo come gli altri e come la legge ti costringe a essere. Vai oltre la tua natura istintuale e incamminati in una dimensione morale che ti permetta di essere libero. Io la leggo così.

Marialaura Bonaccio

I molisani di Londra a sostegno del progetto Moli-sani

Comunicato stampa

I molisani di Londra a sostegno del progetto Moli-sani

La donazione dell’associazione Abruzzo-Molise in Gran Bretagna per aiutare la ricerca

L’avevano promesso e l’hanno fatto. E ieri mattina Michele D’Uva e Vittorio Zappone, rispettivamente presidente e tesoriere dell’associazione Abruzzo-Molise della Gran Bretagna, sono arrivati a Campobasso per consegnare di persona la cifra raccolta in occasione della serata organizzata a Londra nel febbraio scorso proprio a sostegno del progetto Moli-sani. A ricevere l’assegno Vincenzo Centritto, presidente dell’associazione CuoreSano ONLUS che da anni è impegnata a garantire supporto anche economico allo studio epidemiologico che ha reclutato in pochi anni 25mila residenti della regione Molise, con l’obiettivo di studiare le interazioni tra genetica e ambiente nell’insorgenza delle principali malattie croniche.

“In un periodo particolarmente difficile per la ricerca scientifica, le iniziative di associazioni e cittadini sono indispensabili per garantire la sopravvivenza e la continuità all’attività di ricerca – dice Vincenzo Centritto- Il progetto Moli-sani non sfugge al trend internazionale e le difficoltà da affrontare quotidianamente sono tutt’altro che trascurabili. Ma se da un lato non si smette mai di sperare che a livello governativo possa finalmente arrivare la svolta, dall’altro è impensabile sospendere le attività di ricerca in attesa che qualcosa cambi. In qualche modo bisogna andare avanti, sempre”.

“Un modo utile ed efficace, e senza alcun costo per i cittadini, – prosegue il Presidente Centritto – è quello di utilizzare la dichiarazione dei redditi per devolvere il cinque per mille proprio alla ricerca scientifica”.

“Il sostegno e la sincera volontà di offrire aiuto mostrata dall’associazione Abruzzo-Molise in Gran Bretagna, e in particolare dai signori D’Uva e Zappone, ci hanno davvero commosso– commenta Licia Iacoviello, responsabile del progetto Moli-sani – Non avremmo mai potuto realizzare uno studio di queste dimensioni se la gente non ne avesse capito l’importanza, sia la loro propria salute, ma anche per la comprensione di patologie killer come le malattie cardiovascolari e i tumori. Sapere che il messaggio del progetto Moli-sani è arrivato anche oltremanica è un risultato che va al di là di ogni nostra aspettativae ci inorgoglisce. E non solo come ricercatori”.

“Siamo davvero onorati di poter sostenere questa straordinaria iniziativa – hanno detto D’Uva e Zappone – Il destino della nostra regione ci sta molto a cuore, da sempre. E contribuire al suo sviluppo è un impegno che sentiamo di dover realizzare, perché siamo e restiamo molisani”.

L’Associazione Cuore-Sano ONLUS ha l’obiettivo di sostenere le attività correlate al progetto Moli-sani, per lo studio e la lotta alle malattie cardiovascolari e ai tumori, due delle maggiori cause di malattia e di invalidità del nostro tempo.

Per ulteriori informazioni:
Associazione Cuore-Sano ONLUS
Codice: 92049530709

e-mail: associazione@cuoresano.org

Campobasso, 9 aprile 2013