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Archive for Mese: novembre 2016

Le Riflessioni della Domenica (prima domenica di avvento)

LE RIFLESSIONI DELLA DOMENICA

PRIMA DI AVVENTO

27 NOVEMBRE 2016

 

Come ai giorni di Noè (Mt 24,37-44).

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà”.

 

Il diluvio, nel racconto biblico, fu una catastrofe globale, un punto di non ritorno dal quale si salvò un piccolo resto che fece ricominciare la storia umana. Dallo studio della terra e dell’umanità sappiamo che eventi che possono portare all’estinzione non sono impossibili. Ciò che caratterizza la riflessione biblica però è il concorso dell’uomo che conduce alla catastrofe. Esattamente ciò a cui oggi assistiamo con i cambiamenti climatici come effetto dell’azione dell’uomo. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti con l’aumento di eventi estremi nelle zone temperate e con la fuga in massa di milioni di persone dalle zone della terra che già subiscono gli effetti della catastrofe globale. Ma chi può mettere un freno a quanto accade (gli artefici dello sviluppo coniugato con il profitto a tutti i costi), cosa fa? Nulla se non continuare sulla stessa scia, nascondendo i dati, accusando di fantasiose ricostruzioni chi lancia grida d’allarme, tentando di arginare gli arrivi dei disperati con muri materiali e invisibili, mostrando disinteresse per la tratta di esseri umani, creando governi che rafforzano l’idea che non sta succedendo nulla e che si può continuare a spendere, a mangiare e divertirsi non solo per sé ma anche come alto gesto di generosità per contribuire ad aumentare il PIL sia degli stati che globale. Come ai tempi di Noè (e di Gesù) Dio manda dei segnali, pone nel mondo persone che profeticamente dicono parole e compiono gesti come fu la costruzione dell’arca. Eppure il mondo continua per la sua strada. L’attualità del vangelo sta proprio in questo: esortare a coltivare un pensiero alternativo, vedere le cose non come ci impone chi ci imbonisce con i trucchi della comunicazione ma imparare a cogliere i segnali di come stanno realmente le cose, non per cadere nella disperazione ma per preparare il nuovo mondo che dovrà rinascere dalle macerie di quello attuale. Come ai tempi di Noè.

Michele Tartaglia

 

La verità è vita e la vita non può essere distrutta

A prima vista questa apocalisse di Matteo può suonare come  una minaccia, che contrasta con il carattere di Gesu’ dimostrato in altre parti del Vangelo. A me sembra che una lettura piu profonda ci  riveli invece lo stesso Gesu’ per due ragioni. Primo, Gesu’ puo’ essere visto come un padre o una madre (Paolo VI) medio-orientale preoccupata per i figli che partono per una guerra o  che si apprestano a guidare per la prima volta nel traffico caotico del Cairo. In altre parole, queste predizioni ci rivelano un Gesu’ completamente umano che condivide con noi, ma con un sentimento ben piu’ profondo la preoccupazione paterna per l’avventura umana dei propri figli. Chi conosce da vicino il mondo arabo ed ebreo sa come questi sentimenti famigliari siano forti e indissolubili. Gesu’ ce li comunica per dirci quanto ci ama e che non cessera’ mai di amarci. Forse Giovanni ha ragione che grazie  a Gesu’ Veronesi si e’ trovato accolto da Dio padre. Questo è lo stesso Gesu’ che riceve il figliol prodigo, va in cerca della pecorella smarrita, dà la stessa paga agli operai della ultima ora e dice beati coloro che piangono. Secondo. Uno dei miti del mondo classico era rappresentato da Cassandra, la sventurata figlia  del re Priamo che Apollo aveva punito con la visione del futuro perche’ aveva rifiutato l’amore del Dio. Questa era una punizione perchè il destino umano era segnato e l’unica gioia consisteva nell’evitare di pensare al futuro. A differenza di Cassandra, Gesu’ ci presenta un futuro si’ terrificante, ma in cui le persone umane hanno controllo quando si innestano in lui. E in questo senso Gesu’ risponde sia al pessimismo del Qoelet (Ecclesiastico) che a quello di Giobbe che vedevano nella morte la fine della avventura umana e non potevano discernere fra la sorte  della persona morale e di quella immorale. Gesu’ riconferma che la verità è vita e la vita non puo’ essere distrutta perche’ la verita’ non puo’ essere distrutta. Senza entrare nei dettagli della vita eterna  Gesu’ ci incoraggia a una comunione continua, a un coito spirituale con lui stesso che è la via, la verità e la vita.

Lodovico Balducci

 

Avvento: non è Gesù, siamo noi che non siamo ancora nati

Il racconto evangelico di questa prima domenica d’Avvento sembra evocare scenari apocalittici che mi lasciano indifferente. Leggo più facilmente un invito personale a guardarci dentro, in preparazione a Natale, per valutare se stiamo vivacchiando alla giornata, senza cercare un senso ai nostri giorni, ai nostri affari e matrimoni, ai nostri amori svogliati, al nostro lavoro affannato. L’arca di Noè ci passa ogni giorno vicino, ma noi non la vediamo, non riteniamo di doverci imbarcare, sono storie o miti di altri tempi e altri luoghi, che ci fanno sorridere. E poi il rumore di fondo della nostra vita è così assordante, la musica così ad alto volume, le luminarie così intermittenti che non sentiamo più il pianto di un bambino che ormai chiamiamo “il natale”. Quanto più una realtà perde di significato autentico (vedi il matrimonio, la laurea, la nascita di Gesù…), tanto più aumenta il clamore, lo sfarzo, lo spreco attorno ad essa. Il diluvio che scioglierà rapidamente il cerone del nostro viso e ridurrà in stracci i nostri fastosi abiti di carta potrà giungere all’improvviso. Cercheremo disperatamente l’arca fuori di noi, ma ci accorgeremo che era il senso dentro la nostra vita che andava cercato e che ci avrebbe salvato. Per fortuna, un grande centro commerciale ci inghiottirà come in un vortice e potremo così ricominciare a pensare ai regali del natale. Accarezzando i nostri bambini, canteremo tu scendi dalle stelle, in un crescendo di emozione. Come ha scritto Paolo Curtaz, faremo finta di non accorgerci che non è Gesù, siamo noi che non siamo ancora nati.

Giovanni de Gaetano

 

Se la veglia è sonno

Quando sarà il momento una donna sarà portata via e l’altra lasciata. Lo stesso accadrà ai due uomini impegnati nei campi. Perché l’uno e non l’altro? La scelta sembrerà arbitraria ai più. Probabilmente non capiranno, si guarderanno l’uno con l’altro cercando nei rispettivi sguardi una risposta che da soli non sanno darsi. Non comprenderanno perché nel frattempo erano impegnati a fare altro. Perché mentre credevano di vivere, la vita si svolgeva da tutt’altra parte. Perché la veglia era il sonno e il sonno, a volte, era la vita. È probabile che sia questo il destino a cui siamo condannati se non arrestiamo la folle corsa per riprendere fiato. Guardarci intorno, farci domande e chiederci se questo è davvero quello che dovrebbe essere. Se pensiamo, la risposta non è immediata, se un leggero fastidio impedisce di rispondere in maniera assertiva, allora dovremmo fermarci. Perché la vita è possibile solo se ne ricerchiamo il senso. Altrimenti i ladri ci svaligeranno la casa ogni notte, non appena avremo chiuso gli occhi.

Marialaura Bonaccio

Le riflessioni della Domenica

LE RIFLESSIONI DELLA DOMENICA

20 NOVEMBRE 2016

 

Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno (Lc 23,35-43).

In quel tempo, dopo che ebbero crocifisso Gesù, il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto”. Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto, e dicevano: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. C’era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.

 

La liturgia fa un’affermazione forte dicendo che un ebreo vissuto duemila anni fa è il re dell’universo, soprattutto l’universo come lo conosciamo ora. Ne deriverebbe, da questa esagerazione, la necessità di abbandonare le formule religiose che risultano essere delle favole d’altri tempi. Se però entriamo in profondità possiamo accogliere sempre come vera questa pretesa. Essere re nel linguaggio antico significava essere la fonte del benessere del proprio popolo, perché tramite e garante della divinità. L’esistenza di un re garantiva i benefici di Dio, vero re del mondo, cioè datore di vita. Sappiamo bene invece che le monarchie e le diverse strutture di potere (come anche oggi!), al di là della retorica di circostanza, si sono erette a sistema di sfruttamento del mondo e delle masse, avendo come unico scopo l’acquisizione e la conservazione di privilegi e agi. Da qui si comprende la tentazione racchiusa nella frase che viene rivolta ironicamente a Gesù: “se sei il re, salva te stesso!”: regalità e interesse di parte, infatti, vanno spesso a braccetto. Il cosiddetto buon ladrone invece coglie la vera regalità di Gesù, di colui cioè che dona la vita donando la sua vita. L’innocente che perdona gli uccisori rivela il volto autentico di quel Dio che, proprio perché dona la vita, la dà sia ai buoni che ai cattivi. Il dono della vita da parte di Gesù risveglia in quell’uomo salvato all’ultimo momento la consapevolezza che la vita è più forte della morte perché la vita, a differenza della morte, è propria di Dio. Vedendo nel volto di Gesù il volto stesso di Dio, quell’uomo ha intuito che la morte non poteva essere l’ultima parola. Questo significa dire che Gesù è re dell’universo: non per un ego spropositato, ma perché nel suo volto sofferente per amore si può scorgere il volto autentico di Dio che regna sul mondo donando la vita.

Michele Tartaglia

 

La verità non può essere distrutta

“Cristo re o Cristo presidente?” questa domanda illustra due visioni differenti della verità. Un Cristo Re implica una verità assoluta e conoscibile che viene annunciata e vissuta da una persona che ha l’autorità di testimoniarla, il re. La seconda implica una verità che è conoscibile solo attraverso una serie di sperimentazioni di cui il presidente è al massimo il supervisore di fiducia, con una connessione solo legale con la ricerca della verità. In quanto la verità ci fa liberi, solo un monarca assoluto è la garanzia ultima della nostra libertà. Quale sia il prezzo di questo regno ce lo mostra il vangelo di oggi: la morte ignominiosa sulla croce. Se crediamo nella verità dobbiamo essere pronti a essere uccisi dalla menzogna, confidenti nella resurrezione. Credere alla resurrezione è credere che la verità non può essere distrutta. Perfino Schopenhauer, che vedeva il mondo come un assurdo, concepiva la sopravvivenza della verità perché per sua natura l’assurdo deve potersi contraddire e dare origine alla verità. Non c’è scappatoia logica dalla resurrezione. Ma per i cristiani della nostra generazione, che hanno visto la Chiesa preconciliare, conciliare, postconciliare e post post conciliare con delle dichiarazioni teologiche e morali divergenti, è lecito domandarsi se la Chiesa cattolica (o qualsiasi Chiesa) rappresenti il veicolo della verità testimoniata da Cristo, il monarca assoluto. Possiamo trovare un denominatore comune al di sotto di differenti pronunciamenti? La risposta personalmente la trovo in uno dei documenti più controversi di Paolo VI, la Humanae Vitae, dove il papa dichiara che il controllo delle nascite contradice alla dignità della persona e al tempo stesso invita i confessori ad essere lungimiranti. Allora ricordo bene come un nostro compagno di università, Gianfranco Visci avesse descritto questo pronunciamento come “un tarlo della coscienza” con la mia concordanza completa. Sessant’anni più tardi riconosco il realismo del Papa, sottolineato da Papa Francesco che vede la Chiesa come un ospedale di campo. La cura esiste, ma ciascuna persona deve arrivarci attraverso un tragitto personale e personalizzato e questo tragitto è la scoperta progressiva dell’amore come agape.

Lodovico Balducci

 

Un Re e un brandello di muro

Si può essere più o meno d’accordo con quanto scrive in questi ultimi anni Vito Mancuso. Certamente impressionante è comunque la sua “demolizione” del Dio Onnipotente che dal Vecchio Testamento è approdato nel nostro Credo e alberga nel nostro immaginario collettivo. Non riprendo qui le argomentazioni di Mancuso, ma leggendo il brano di Vangelo odierno, non trovo effettivamente il Dio che potrebbe incenerire d’un colpo sacerdoti, soldati e ladroni, ma un Dio impotente, che ascolta in silenzio le provocazioni più dure proprio sulla sua onnipotenza, accoglie ad estremo saluto – per dirla con De Andrè – la preghiera, l’insulto e lo sputo. E resta lì, inchiodato, come l’ultimo dei malfattori. Ma ecco, a un certo punto, pare voglia parlare: adesso sì che ne sentiremo delle belle e vedremo l’impero romano vacillare e frantumarsi in mille pezzi. “Oggi sarai con me nel paradiso”. Un annuncio e una promessa fatti la settimana scorsa anche al Prof Veronesi…Un Dio impotente ma misericordioso, che considera la debolezza degli uomini la sua vera forza, quella dell’amore. L’amore sì è onnipotente, nel senso che può dire a un gelso di trapiantarsi nel mare e fruttificare. Un Dio che troveremo presto crocifisso su un brandello di muro ai confini del Mexico.

Giovanni de Gaetano

 

Giustizia e misericordia

Era lì, rassegnato al suo destino. Le braccia spalancate, pronto a morire come l’ultimo dei cani, sommerso dalle ingiurie della folla inferocita. Poi si è girato da un lato e ha visto uno che chiamavano il re dei giudei e il suo compagno di vita scellerata che lo esortava a liberarsi da quel supplizio. Il buon ladrone, come passerà alle cronache, sa che non può fare altro che andare incontro al suo destino. Lo dice lui stesso, quando sentenzia che la pena corrisponde ai misfatti compiuti. Sembra avere l’animo in pace, perché sente che la giustizia sta per compiersi. Qualcosa in lui però gli fa presagire che quella terrena non è l’unica giustizia possibile. Deve essercene un’altra, lontana dalla mente imperfetta degli uomini. Si volta ancora verso il suo compagno di martirio. Il re non batte ciglio. Lo sventurato compagno continua a ringhiargli contro. Ripensa alla sua vita, al male che ha fatto e a quello che ha subito. Sente che poteva essere una persona migliore e fare delle cose migliori. Sente che di tempo non ce n’è più. Non su questa terra almeno. Spera di averne ancora, in un mondo dove i giudici conoscano il senso della parola misericordia.

Marialaura Bonaccio

Le riflessioni della Domenica

 

LE RIFLESSIONI DELLA DOMENICA

13 NOVEMBRE 2016

 

Devono accadere prima queste cose (Lc 21,5-19).

 

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, Gesù disse: “Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta”. Gli domandarono: “Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?”. Rispose: “Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: “Sono io” e: “Il tempo è prossimo”; non seguiteli. Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine”. Poi disse loro: “Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”.

 

Il tempio era l’istituzione fondamentale dell’ebraismo; non era concepibile che Dio permettesse la sua distruzione, soprattutto in un tempo in cui c’erano ebrei sinceramente religiosi, che garantivano l’osservanza della Legge. A differenza del tempo dei babilonesi, infatti, lo scandalo di molti ebrei che hanno assistito alla distruzione del tempio è stato dovuto al fatto che si sentivano seguaci fedeli di Dio. Come è stato possibile? Il passaggio da un’epoca all’altra è preannunciato da segni che bisogna sapere interpretare: sotto l’apparente continuità delle istituzioni si notano segnali interni ed esterni che dicono che il mondo non resta mai lo stesso, e ciò che sembrava immutabile comunque finirà. Cosa resterà dopo gli sconvolgimenti che comunque avvengono sempre nella storia? Solo ciò che si è costruito con il Signore. La perseveranza di cui parla Gesù è la capacità di resistere credendo nei valori del vangelo nonostante tutto, anche quando si è messi ai margini o addirittura perseguitati, persino da coloro che appartengono alla stessa comunità di fede (fratelli o amici). La riflessione che Gesù fece è stata registrata dall’evangelista dopo la caduta di Gerusalemme ed è stato non un messaggio di paura ma di speranza, indicando la modalità con cui affrontare gli sconvolgimenti della storia: restare fedeli al vangelo e a Gesù Cristo perché mentre tutto passa solo Dio e Gesù restano. Dopo la distruzione del tempio l’ebraismo è sopravvissuto e si è ristrutturato su nuove basi. Anche il cristianesimo è sopravvissuto ed ha posto le basi per diventare ciò che oggi è. Ci sono state diversi altri momenti cruciali nella sua storia e in quella dell’ebraismo ma entrambi restano perché hanno mantenuto la fedeltà alla Parola di Dio. Anche oggi ci sono segnali che il mondo sta cambiando radicalmente e ci sono sconvolgimenti, come sempre nella storia. Forse alcune strutture che ritenevamo immutabili cambieranno radicalmente, ma la storia insegna che si può continuare a credere in Dio, a seguire Gesù Cristo e a portare il vangelo a uomini e donne di ogni tempo perché non sono le strutture che sostengono la fede ma Dio stesso il quale non permetterà mai che l’impegno di chi lo serve con fedeltà vada perduto, anche se è sconosciuto nel presente il modo in cui verrà conservato nel futuro.

Michele Tartaglia

 

Non bastano più i bei discorsi, bisogna vivere una testimonianza di umiltà

L’apocalisse di Luca, come quella di Giovanni, è focalizzata sopra la menzogna come modo di vita. Qui non si parla della semplice bugia si parla della menzogna strutturata, della negazione della verità che porta alla distruzione. Cristo ha distrutto la menzogna con la sua morte e i martiri cristiani l’hanno distrutta e continuano a distruggerla con la loro. In fondo l’apocalisse non è altro che una nuova enfasi sul sermone della montagna : beati quelli che soffrono per la giustizia ( che poi è la verità e la verità è la misericordia). Confesso che per me è difficile non correlare questa apocalisse con le elezionin in the USA che hanno preso parte l’altro ieri. Il messaggio del nuovo presidente e’ il male istituzionalizzato: il maltrattamento degli emigranti, la distruzione delle famiglie, la oggettivazione del lavoro e del corpo umano. Ma forse, la peggiore di tutte le menzogne e’ il professato rispetto per la vita con l’opposizione all’aborto. Per Trump e i suoi seguaci la vita umana comincia con la fecondazione e finisce con la nascita. Ma Trump, come Hitler, come Stalin, come Sadam Hussein e Idi Amin, non hanno creato il male: hanno rappresentato la glorificazione del male in una cultura che ha rinunciato alla misericordia, cioè alla giustizia, cioè alla verità e ha riconosciuto nel potere l’unica forma di giustizia e di relazione. Questa tragedia ci permette di riconoscere come tutti siamo chiamati a redimere il male con la sofferenza. Non bastano più i bei discorsi, bisogna vivere una testimonianza di umiltà che ci può far apparire deboli e spregevoli.

Lodovico Balducci

 

Quando attraverserà l’ultimo vecchio ponte…
Mentre mi accingevo a scrivere il commento al Vangelo della prossima domenica, mi è giunta la notizia della scomparsa del Prof. Veronesi.
L’uomo per il quale il New England Jounal of Medicine scrisse che Milano non sarebbe stata più ricordata solo per la Scala o l’Ultima Cena, ma anche per chi aveva rivoluzionato l’approccio medico e umano al tumore del seno.
Attraversato il ponte, il Professore sentì una voce:
– Umberto….
– Chi mi chiama per nome? Non pensavo che ci fossero le allucinazioni anche dopo la morte!
– Non sono un’allucinazione. Oggi sarai con me in paradiso
– Ma se il paradiso non esiste e se tu sei dio, non sei esistito mai neanche tu! E poi non ho fatto niente per meritarmi il paradiso, anzi…
– Quando hai operato una donna al seno e le hai restituito la salute e la dignità del corpo e della mente, tu l’hai fatto per me
-Ma non ho fatto altro che il mio dovere di chirurgo….
Quando con una borsa di studio della tua Fondazione hai permesso a un giovane ricercatore di lavorare, creare, far progredire la scienza, tu l’hai fatto per me
-Ma le borse erano sempre così poche rispetto al bisogno…
– Quando hai detto che il fine della scienza è la pace, tu hai lavorato per me
– Questa è proprio una grande allucinazione…Ma se fosse vero, lo crederò solo rivedendo mia Madre.
Giovanni de Gaetano
PS. Marialaura, che scrive ogni settimana un commento agnostico sul Vangelo, è da due anni borsista della Fondazione Umberto Veronesi 

 

Fratelli, preparatevi a resistere alla guerra

La scena è descritta così bene che sembra di aver visto un film. Un film di guerra e di speranza. Quello descritto da Luca sembra a prima vista il discorso di un generale impegnato a caricare gli animi del proprio esercito. La tensione è palpabile, il tono apocalittico. I soldati sembrano mantenere i nervi saldi, ma la paura per un divenire dai contorni incerti traspare dalle loro domande. Le persecuzioni, le torture e i tradimenti fanno parte dello scenario che si spalanca davanti ai loro occhi increduli. Loro che volevano semplicemente abitare l’esistenza in un modo nuovo rispetto a quello al quale erano stati educati. Dopotutto era questo ciò che volevano quando si erano messi sul sentiero del nazareno. Poter interpretare la vita senza ricorrere alle logiche del potere, della gerarchia, rifiutando la violenza; guardarsi gli uni con gli altri come lo si fa tra fratelli, non tra nemici. Ora si ritrovano come reclutati in un esercito, ma di resistenti. A fronteggiare una guerra che non risparmierà odio e violenza e il cui il finale sembra tutt’altro che scontato. Quello che è certo, nelle parole del comandante, è che si potrà morire, perdere tutto, ma non un capello andrà disperso se sarà l’unico capello che conta davvero. Perché la posta in palio è alta e se la si perde è come se non si fosse vissuto affatto.

Marialaura Bonaccio

Calendario Cuore Sano 2017

Abbiamo interamente realizzato anche quest’anno il Calendario dell’Associazione Cuore Sano. Nel mese di Gennaio arriverà a casa vostra per accompagnarvi nei 365 giorni del Nuovo Anno.

 

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