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Archive for Mese: settembre 2016

L’associazione Cuore Sano da il suo contributo alla Notte Europea dei Ricercatori

Quest’anno lo slogan della Notte Europea dei Ricercatori “Science is wonderful” ci ricorda come la scienza non sia solo meravigliosa, ma anche piena di meraviglie. L’associazione Cuore Sano anche in questa edizione 2016 ha dato il suo contributo nella diffusione della cultura scientifica. E’ bello imparare …quando si è attratti dall’oggetto di apprendimento. Imparare giocando, può essere un buon sistema per avvicinarsi con gioia alla conoscenza,  il gioco aiuta ad essere ben disposti verso l’apprendimento. Con questi presupposti L’associazione Cuore Sano in collaborazione con il dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’Istituto Neuromed di Pozzilli ha sviluppato un gioco interattivo   sulla prevenzione delle malattie cardio cerebrovascolari.

Le Riflessioni della Domenica

 

LE RIFLESSIONI DELLA DOMENICA

4 SETTEMBRE 2016

 

Chi non rinuncia ai suoi averi non può essere discepolo (Lc 14,25-33).

In quel tempo, molta gente andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”.

 

Radicalità nel vivere il vangelo

Questo vangelo dice una cosa sorprendente e in controtendenza rispetto all’ottica attuale di molte realtà di chiesa: anziché essere contento che sia seguito da molte persone, Gesù sembra piuttosto scoraggiare l’entusiasmo facile, il fare folla per fare folla. E’ un bel pugno nello stomaco per coloro che fanno mille piani pastorali e tanti esprimenti giovanilistici  per rendere accattivante (a chiacchiere) il vangelo. Il mondo della pubblicità insegna che quando si deve troppo imbellettare il prodotto significa che vale poco ed è questo il modo in cui è presentato oggi il vangelo: qualcosa che non scomoda veramente, che non rende inquieti ma che deve dare serenità, benessere, pace interiore. Cioè una filosofia molto simile a tante vie di ricerca della felicità e forse per questo oggi molti sono attratti dalle religioni orientali o da visioni new age della vita: almeno lì si dice in modo chiaro e tondo che ciò che interessa è star bene in questa vita, anche con poco, magari con prodotti e ritmi di vita naturali. Gesù invece dice in modo chiaro che seguire lui non è una passeggiata né un’adunata mondiale di giovani in festa . E’ come se dicesse: meno siamo e più significa che prendiamo le cose sul serio perché accogliere il vangelo significa rimettere in discussione tutti i parametri e le sicurezze della propria vita, visto che l’esito può essere addirittura il perderla. Lui non dice come farebbe un uomo di chiesa: seguimi se vuoi il paradiso; anzi, piuttosto insiste di valutare se effettivamente si ha la forza di seguirlo, se con le proprie forze si possono affrontare gli ostacoli che sono connessi con il discepolato; altrimenti meglio starsene a casa. Se pensiamo alla sfrontatezza con cui molte persone di chiesa (clero e laici, senza distinzione) ostentano la loro pretesa fedeltà al vangelo fatta di tanti confort, assicurazioni e calcoli, viene da pensare che il vangelo è diventato solo un’etichetta per distinguersi e mettersi al disopra degli altri, mentre il dolore che esso causa non è neppure immaginato né certamente cercato o desiderato. Per chi non vive questa radicalità (e mi ci metto anche io dentro) è possibile parlare del vangelo? Penso di si, altrimenti il mondo perderebbe questo tesoro ma a due condizioni: prendere sul serio l’invito alla conversione, almeno con il desiderio e non permettermi mai di giudicare nessuno su nulla, visto che io sono anni luce lontano dalle condizioni minimali che Gesù chiede ai suoi discepoli.

Michele Tartaglia

 

Impossibile trovare l’amore senza appoggiarsi alla sorgente dell’amore

Se la frase del vangelo odierno è sua  e non un abbellimento stilistico di Luca, Gesù doveva essere un retore di prima qualità che sapeva, molto prima di Donald Trump, come focalizzare l’attenzione del pubblico con frasi provocatorie. Nel libro “People of the lies” (Persone della menzogna) lo psichiatra cattolico Scot Peck racconta di aver intervistato centinaia di assassini e di stupratori  senza aver mai incontrato il male. Il male risiedeva invece in famiglie rispettabili la cui relazione si fondava su una rete inestricabile di bugie. Queste famiglie hanno occupato i romanzi degli ultimi 150 anni, dai Karamazov, a “Groviglio di Vipere” di Mauriac, alle famiglie rurali che osteggiavano i personaggi di Bernanos, alla famiglia di Mastro Don Gesualdo e di  Demetrio Pianelli, fino al film Gente comune dove una madre in un certo senso vorrebbe facilitare il suicidio del figlio sopravvissuto. Nel Vangelo di oggi si ode Gesù dire: Riconoscete una buona volta che senza di me la prigione dell’odio è l’unica conseguenza possibile, estrema; riconoscete questo odio sbocciato dall’illusione di fraternità, libertà e uguaglianza e ritrovate l’amore per la vostra famiglia nella fratellanza universale che viene dall’essere figli dello stesso Padre.

Parini era un poeta e un prete mediocre, ma la sua figura è diventata gigantesca nel momento in cui ha dichiarato ai sacerdoti della ragione che  lo volevano deputato della repubblica cisalpina: “Non c’è posto per il cittadino Parini dove non c’è posto per il cittadino Cristo”.

Lodovico Balducci

 

Rigettare l’egoismo travestito da amore per amare secondo il vangelo

Mi piace questo modo di parlare di Gesù, che getta lo scompiglio nella nostra mente ordinata e nei nostri valori ben catalogati. Cosa vuol dire che per essere suoi discepoli dobbiamo odiare i nostri cari e noi stessi? Forse vuol dire che dobbiamo cambiare il modo di amarli, di amarci. Spesso amiamo gli altri, specialmente i più vicini, con attitudine di possesso egoistico; stiamo bene con loro perché riceviamo o ci attendiamo benefici, vantaggi, protezione, denaro. Genitori che pensano ai propri figli come bastone della loro vecchiaia, non come frecce lanciate nel mondo, secondo la suggestiva immagine di Tagore. Figli che litigano a sangue per un brandello di eredità dei genitori.

Coppie che stanno insieme solo per non passare la serata da soli davanti a Porta a Porta. Gesù ci invita a riscoprire i nostri affetti più cari e noi stessi, avendoli perduti, “odiati” come beni di proprietà, ma donandoci a loro nella più assoluta spensieratezza. Allora – dice un altro brano evangelico simile- ritroveremo il centuplo in padri, madri, mogli, figli… cioè potremo ricevere dal rapporto con loro quella gioia incontenibile che deriva solo dalla libertà, dalla fantasia e dalla gratuità dell’amore.

Giovanni de Gaetano

 

L’àncora dei disgraziati senza scelta

Effettivamente la rinuncia degli averi invocata da Gesù va oltre il semplice disfarsi dei beni materiali. Come già osservato, l’invito è a rivedere radicalmente la propria visione del mondo, inclusa la gerarchia di valori e priorità che fino a quel momento avevano dettato il passo delle valutazioni e dei comportamenti. Anche se  questo riesce a pochi, resta comunque un invito a non idolatrare persone e cose che in tal modo perdono il loro autentico valore. Quello che di questo passo mi piacerebbe evidenziare è la caratterizzazione dei potenziali discepoli come persone che ‘odiano’ padri, madri, mogli e fratelli. In pratica tutto ciò che per la maggior parte di noi è sacra e fuori discussione. Non credo ovviamente che l’invito  vada preso alla lettera. Ribaltando la prospettiva di lettura del brano evangelico, in quell’odio leggo  la difficoltà di stare al mondo, la fatica di vivere, un fardello – o meglio ancora una croce – che solo chi non può contare nemmeno sui legami della famiglia può realmente comprendere. E’ proprio a loro che si rivolge Cristo offrendo la spalla a chi odia, a chi ha perso fiducia nell’uomo e in Dio. Prima di essere il porto di salvezza di chi, ricco e felice, decide scientemente di spogliarsi dei propri beni, il cristianesimo è l’àncora dei disgraziati che non hanno potuto neanche scegliere di rinunziare ai propri averi.

Marialaura Bonaccio