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Archive for Mese: febbraio 2016

Quaresima 2016

QUAR16 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XII EDIZIONE

LUNEDÌ 29 FEBBRAIO 2016

RITRATTO IN GRIGIO

Vorrei fare memoria di un santo talmente sconosciuto
da non poter essere riconosciuto come tale.
C’è da aspettarsi che non conoscerà mai gli onori degli altari.
Un testimone racconta la semplicità della sua esistenza
che nulla distingueva dalla comune condizione.
Rifuggiva soltanto dalla mondanità, evitava l’orgoglio,
non correva dietro ai soldi, portava a tutti un umile rispetto.
Non era un santo sconosciuto come lo può essere un eroe ancora ignoto
o un re provvisoriamente senza corona e senza scorta.
In fondo, non era che un cristiano il cui ricordo, però,
mi sembra abitato da una luce particolare.
Nato per godere pienamente della vita,
per tutta la vita ha dovuto tenere a bada se stesso,
senza che mai dicesse di avere incontrato direttamente satana.
Sposato, le donne non ebbero mai a dubitare né della sua virilità,
né della sua tenerezza.
Era per loro, invece, un argine di sicurezza, una sorgente di tranquillità
alieno com’era da ogni aggressività e da ogni tipo di seduzione.
Raggiunto e ferito dal bisogno degli altri,
sapeva accoglierli in modo squisito, indimenticabile,
ma amava se stesso con troppo equilibrio per credere
che fosse giusto lasciarsi da loro divorare.
Malgrado il suo lavoro e i suoi molteplici impegni,
non si assentava mai dalle convulsioni più dure della società,
né dalla vita della città, senza tuttavia rischiare di confonderle
con i dolori di quel lungo parto che mette al mondo il Tuo Regno.
Profondamente radicato nella chiesa e ad essa solidamente attaccato,
era troppo modesto per non permettersi di criticarla,
troppo libero per rassegnarsi ai suoi magi, ai suoi maestri, ai suoi príncipi.
Pregava spesso e a lungo, qualche volta persino tra interminabili aridità,
senza che qualcuno abbia mai potuto attribuirgli visioni.
Della sua Fede non parlava volentieri, e quando lo faceva
era solo per evocare Gesù. Con pudore e semplicità.
Aveva una fede nuda, diretta, senza fronzoli.
Una fede che comportava, sembra, pochi articoli.
Quelli che ti cercano, Signore, dicevano che dal suo sguardo
traspariva una presenza inevitabile;
e gli altri assicuravano che li restituiva a se stessi.
So che questo tipo di personaggio, dipinto grigio su grigio,
non verrà mai invitato in nessuna opera letteraria.
E tuttavia, per me si tratta di un personaggio degno di gloria.
Ricordarlo è una vera giubilazione, imitarlo un obolo all’umanità.
Se non ho mai incontrato tutto in una volta questo santo:
molti cristiani che ho conosciuto mi hanno permesso
di raccontare i tratti della sua identità.

Prières di Jean-Pierre Jossua, Cerf, Paris 1983

Comunicato stampa – Una ricerca del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed, pubblicata sulla rivista scientifica americana Blood

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Una ricerca del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed, pubblicata sulla rivista scientifica americana Blood

Il conteggio delle piastrine del sangue migliora la capacità di prevedere il rischio di morte

Il numero di piastrine nel sangue dipende fortemente dall’età e dal sesso. Ma i valori di riferimento oggi usati nelle normali analisi di laboratorio non tengono conto di queste differenze. Una nuova classificazione dei limiti di normalità permetterebbe invece di individuare con maggior precisione persone che abbiano un più alto rischio di morte

Probabilmente nessuno si sottrae all’antico rito di dare una occhiata veloce a quelle carte appena ritirate dal laboratorio di analisi. La ricerca degli asterischi che indicano qualcosa di anormale la si potrebbe definire istintiva. E tutto si basa sui cosiddetti valori di riferimento, che fissano i limiti minimi e massimi dei vari componenti del sangue.

Per uno di questi componenti, le piastrine, cellule fondamentali per i processi di coagulazione sanguigna, quei numeri di riferimento potrebbero non essere adeguati nel valutare con precisione il rischio di malattia. Il numero delle piastrine, infatti, è fortemente influenzato dall’età e dal sesso. Una ricerca del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), pubblicata in forma di lettera su Blood, la rivista scientifica dell’ American Society of Hematology, evidenzia ora come sia necessario adottare nuovi riferimenti, che tengano conto proprio di questa variabilità. In questo modo si riescono a individuare con maggiore precisione le persone che abbiano un più elevato rischio di morte.

La ricerca ha coinvolto oltre 24.000 cittadini del Molise inclusi nello studio epidemiologico Moli-sani. Al momento del loro arruolamento, tra i vari esami effettuati, tutti erano stati sottoposti ad analisi completa del sangue. Successivamente sono stati seguiti per un periodo medio di tempo di sette anni e mezzo. “Nei partecipanti allo studio – spiega Marialaura Bonaccio, prima firmataria del rapporto scientifico – abbiamo messo a confronto la classificazione standard dei valori di riferimento delle piastrine (minimo 150.000 e massimo 400.000), che sono uguali per tutti, con nuovi valori che tengono conto anche dell’età e del sesso delle persone. Insomma, abbiamo creato una classificazione più personalizzata”.

I nuovi valori utilizzati derivano da un precedente lavoro scientifico al quale avevano partecipato gli stessi ricercatori Neuromed, in collaborazione con altri centri italiani. “Con quella nuova classificazione – continua la ricercatrice molisana che usufruisce di una borsa della Fondazione Umberto Veronesi – le persone considerate piastrinopeniche, cioè con un numero troppo basso di piastrine, sono passate dal 2,9% all’1,8%”.

Osservando nel tempo i partecipanti al Moli-sani, i ricercatori hanno quindi potuto constatare come il rischio di morte, per qualsiasi causa, era effettivamente aumentato in questa categoria. “Il gruppo di persone con basso numero di piastrine individuato da questi nuovi valori di riferimento– dice Licia Iacoviello, responsabile dello studio Moli-sani – è risultato avere un rischio di morte più alto rispetto a coloro che sarebbero stati considerati piastrinopenici secondo la vecchia classificazione, ma che non lo sono secondo i nuovi valori”.

“In pratica – commenta Giovanni de Gaetano, Direttore del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed – l’utilizzo della nuova scala personalizzata di riferimento per le piastrine permette di ridurre il numero di persone considerate ad alto rischio, identificandole con maggiore precisione. Ciò significa concentrare meglio gli interventi di prevenzione, senza coinvolgere individui che non ne hanno bisogno. Attualmente abbiamo potuto valutare solo il rischio generale di morte. Ma in futuro, con un tempo di osservazione più lungo dei nostri partecipanti, saremo in grado di individuare le singole patologie responsabili di questo rischio”.

Bonaccio Marialaura, Augusto Di Castelnuovo, Simona Costanzo, Amalia De Curtis, Maria Benedetta Donati, Chiara Cerletti, Giovanni de Gaetano, and Licia Iacoviello. “Age-sex specific ranges of platelet count and all-cause mortality: prospective findings from the MOLI-SANI study.” Blood (2016)

http://www.bloodjournal.org/content/early/2016/02/10/blood-2016-01-692814

Nella foto da sinistra Giovanni de Gaetano, Curtis Ellison, Licia Iacoviello e Saverio Stranges

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Quaresima 2016

QUAR16 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XII EDIZIONE

VENERDÌ 26 FEBBRAIO 2016

Cercare frutto (Lc 13,1-9)
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. Disse anche questa parabola: “Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai”.

Per Gesù la morte accidentale o causata dalla crudeltà del potere diventa metafora per riflettere sulla serietà della vita. Ovviamente Gesù quando parla della morte di chi non si converte non allude alla morte fisica, ma a quella che Francesco d’Assisi chiamava la seconda morte, questa volta sì giustificata, in quanto effetto della mancanza di vita di chi non vive in modo conforme alla volontà di Dio. Chi non vive facendo il bene è già morto dentro, anche se mette in atto tutte le strategie per conservare la propria vita fisica soprattutto se ha denaro a disposizione. Se la morte fisica ci toglie dalla scena di questo mondo, la morte spirituale ci toglie dalla scena di un mondo più importante, quello di Dio che nella prospettiva di Gesù è la realtà più vera, così come per Platone quando racconta il mito della caverna la verità risiede non nelle ombre di cui è fatta la vita materiale, ma nella realtà che c’è dietro. L’appello di Gesù alla conversione parte dalla consapevolezza che questo mondo con tutte le sue distrazioni passa irrimediabilmente e la facilità con cui si muore per qualsiasi motivo ci deve far riflettere sull’uso che facciamo della nostra breve o lunga vita. Di fronte alla cruda realtà della caducità della vita umana, si apre però la speranza della parabola: il vignaiolo non è altri che Gesù che si è chinato su un’umanità che ha smarrito il senso della sua vita, per concimarla con la sua parola forte e provocante (anche perché affascinante) perché si possa avere a suo tempo il miracolo del frutto. Il cammino di quaresima ci deve portare a riflettere sulla serietà della nostra vita e sulla necessità di non perdere tempo a sprecarla, ma di rimettere in moto quelle energie che Dio ha messo in noi quando ci ha piantati nella sua vigna.
Michele Tartaglia

Quaresima 2016

QUAR16 RICERCA DELL’UOMO, RICERCA DI DIO

XII EDIZIONE

GIOVEDÌ 25 FEBBRAIO 2016

LA FEDE NON È UN MODO DI CONOSCENZA, MA UN MODO DI ABITARE L’IGNORANZA

L’ateo che all’epoca era in lei combatte aspramente contro la religione…
Troppo spesso oggi la vera fede è occultata dalla falsa fede, quella dei terroristi, dei fanatici e degli integralisti di ogni tipo. Di fronte alla loro fede violenta e bellicosa, volevo proporre una fede modesta e umile, assolutamente non arrogante e non guerriera…Ho cercato di mettere fede e ragione al proprio posto, perché non bisogna confondere tra “credere” e “sapere”. Io oggi credo ma non so nulla di più di quando non credevo. La fede non è un modo di conoscenza, ma un modo di abitare l’ignoranza. Non “so” se Dio esiste, ma lo credo. Come Pascal…

Quindi lei ha una fede ma non una religione?
Esattamente. Anche se poi i 4 vangeli mi hanno particolarmente colpito…E’ stato un lungo cammino, alla fine del quale ho potuto considerarmi cristiano….Sento un legame stretto con i vangeli ma mi sento anche vicino ai mistici zen come ai sufi musulmani. Sono d’accordo con Bergson quando dice che esiste uno stesso fuoco mistico all’origine di tutte le forme di spiritualità. La fede non fa di me una persona indifferente, il nichilismo e il cinismo non mi appartengono.

Da cristiano come le sembra l’azione di papa Francesco?
E’ un papa molto vicino allo spirito dei vangeli, di cui fa una lettura che condivido pienamente. Francesco incarna una bontà intelligente e lucida che cerca di scalfire i pregiudizi in nome dei valori evangelici, sebbene nella chiesa si annidino molte forze conservatrici…..

Eric-Emmanuel Schmitt, L’Espresso, 25 Febbraio 2016, pag 76-77

Schmitt, già filosofo e ateo materialista, si dichiara oggi uomo di fede. E’ autore di numerosi libri di successo come “Piccoli crimini coniugali”, La giostra del piacere” e “Il vangelo secondo Pilato”.